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Le Borse di oggi, 22 febbraio. La Russia spaventa i mercati ma i listini recuperano. Vola il prezzo del gas, salgono petrolio e beni rifugio



MILANO – Ore 15:40. I mercati finanziari europei aprono in profondo rosso per l’escalation in Ucraina con il riconoscimento del Donbass e l’invio delle truppe da parte di Mosca. I forti ribassi delle prime battute rientrano durante la seduta, ma ci sono alte tensioni sul comparto dei beni energetici mentre si apprezzano gli asset considerati “rifugio” in momenti di burrasca.

Dopo aver avviato le contrattazioni con perdite ampiamente superiori al 2%, le Piazze del Vecchio continente risalgono: Francoforte tiene a -0,1%, Parigi sale dello 0,2%, Londra aggiunge lo 0,4%. Dinamica simile per Milano che inizialmente vede concentrarsi le vendite sul comparto bancario (Unicredit su tutte, la più esposta in Russia), poi il Ftse Mib rimonta a -0,35%. Wall Street, ieri chiusa per festività, apre in calo ma senza gli scossoni che i future di prima mattina lasciavano presagire: il Dow Jones cede lo 0,57% e l’S&P 500 perde lo 0,36%. Il Nasdaq arretra dello 0,65% a 13.459 punti.

In mattinata si è registrato il tonfo delle Borse asitiche con l’indice dell’area che si è portato ai minimi del mese: il Msci Asia Pacific segna il peggior giorno di febbraio, in calo del 2,1%, trascinato giù dalle piazze di Hong Kong e della Cina continentale. Dopo aver perso il 2% a inizio sessione, l’indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso a -1,7%, Hong Kong ha perso invece il 2,7% con il comparto tech molto penalizzato e Shanghai l’1%.

La tensione geopolitica ha forti riflessi sul comparto delle materie prime e dell’energia, visto il ruolo della Russia nello scacchiere globale delle forniture. Petrolio, nichel e alluminio hanno registrato forti rialzi mentre gli analisti fanno di conto su quel che vorrebbe dire imporre dure sanzioni verso Mosca che frenerebbero queste catene di commercio globale. Mentre l’Europa e le altre potenze mondiali iniziano a far arrivare le loro sanzioni, la Germania annuncia il congelamento delle autorizzazioni per il gasdotto Nord Stream 2. E il prezzo del gas vola nel Vecchio continente: sulla piazza di Amsterdam il prezzo segna un rialzo del 9,8% a 79,67 euro al MWh, meno della metà rispetto al picco segnato lo scorso 21 dicembre a 173,98 euro al MWh, sfiorando quota 174 euro. Quel giorno le contrattazioni si aprirono a 139 euro per chiudersi a 166,81 euro per MWh.

“Il principale impatto di mercato delle recenti tensioni in Ucraina che si trasformeranno in una vera e propria guerra sfocerà verso i prezzi delle materie prime – ricordavano ieri pomeriggio Alberto Gallo e Gabriele Foà di Algebris in una nota – Lo scenario peggiore costringerebbe gli Stati Uniti e l’Europa a imporre forti sanzioni alla Russia, comprimendo ulteriormente l’offerta di materie prime. L’impatto finale sarebbe un ulteriore picco nel prezzo del gas naturale e del petrolio. Negli Stati Uniti e in Europa, un ulteriore aumento dei prezzi del 20% potrebbe aggiungere circa 1 punto percentuale all’inflazione. L’inflazione energetica danneggerebbe le aspettative e la spesa dei consumatori, soprattutto in Europa” visto che “poiché non importano nulla dalla Russia, è probabile che gli Stati Uniti non siano molto colpiti”.

Anche il petrolio, seppur in forte rally, riduce parte dei guadagni, che hanno visto il Brent superare la soglia dei 99 dollari al barile, a un passo da quota 100 dollari. All’apertura degli scambi Usa, il barile West Texas Intermediate (Wti) guadagna il 3,30% a 93,20 dollari mentre il Brent, a Londra, guadagna l’1,98% a 94,82 dollari. In rialzo anche nichel, palladio e platino, tutte commodity delle quali la Russia è un importante produttore. L’oro – bene rifugio per eccellenza – ripiega sotto i 1900 dollari l’oncia, dopo un top a 1906 dollari.

Tra i possibili fronti che si aprono con l’Ucraina, c’è quello cyber: S&P prevede un aumento del rischio di attacchi informatici contro Kiev che potrebbero creare ripercussioni a cascata per aziende, governi e altri soggetti dell’area e anche altrove. L’impatto economico di un simile attacco per i soggetti coinvolti potrebbe superare i 10 miliardi di dollari stimati per l’attacco malware “NotPetya” del 2017, dato un maggiore grado di interconnessione e digitalizzazione, teme l’agenzia di rating.

Grande volatilità, dunque, mentre sul fronte valutario il rublo inverte la rotta e sale sul dollaro (+0,12% a 79,56) nel tentativo di recuperare parte delle perdite accumulate con l’esplosione della crisi ucraina. Resta in forte calo la Borsa di Mosca (-5%), che ieri era sprofondata dell’11%. L’euro recupera terreno sul dollaro e viene scambiato attorno a quota 1,1355. Il cambio sullo yen torna ampiamente sopra quota 130 in zona 130,70. Lo spread viaggia in
calo a 167, a fronte dei 171 della vigilia. Il rendimento dei titoli italiani è all’1,897%.

Dal fronte macroeconomico si segnala l’inflazione italiana che si conferma su livelli elevatissimi a gennaio. I prezzi delle case negli Stati Uniti, misurati dall’indice S&P Case-Shiller, sono saliti in dicembre del 18,8%. I prezzi nelle 20 maggiori città americane sono aumentati del 18,6%, sopra le attese degli analisti.



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