Politics

Dal green pass all’economia, le insidie che agitano il governo Draghi

Giochi di forza, segnali di debolezza. Sono passati solo venti giorni dal giuramento di Sergio Mattarella per il secondo mandato da Presidente della Repubblica e quel clima di ripartenza nel segno di un’unità nazionale ritrovata dopo i giorni convulsi del voto è già cambiato. Due settimane dopo il premier Mario Draghi – causa incidente durante l’esame del decreto Milleproroghe, con il governo battuto quattro volte- ha dovuto ricordare ai partiti della maggioranza che o si cammina insieme verso la meta (la fine della legislatura nel 2023) o ci si ferma tornando tutti al punto di partenza, prima del previsto.

Ma la strigliata non è bastata. Quattro giorni dopo l’incontro con i capi delegazioni richiamati all’ordine la Lega in commissione Affari sociali alla Camera, apre un nuovo fronte, tentando il colpo di mano con un emendamento che chiede la sospensione del green pass dal 31 marzo, giorno in cui arriverà in scadenza – salvo sorprese – lo stato di emergenza. I partiti guardano già all’autunno quando la campagna elettorale entrerà nel vivo e cominciano a tratteggiarne le bozze.

Non è però solo il Carroccio a mostrare segni di irrequietezza. A stretto giro dalla stoccata della Lega, torna a farsi sentire Silvio Berlusconi, chiedendo un progressivo allentamento delle restrizioni, con “un piano di graduale dismissione del green pass”.  E sul voto all’emendamento il partito sceglie l’astensione. Al leader fanno eco il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani e la ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, l’uno parlando dei rapporti tra esecutivo e Parlamento che “possono e debbono essere sempre migliorati”, l’altra ricordando che “nel centrodestra ci sono sensibilità diverse nei riguardi di vaccini e obblighi” e che certe decisioni “è giusto prenderle a ridosso della scadenza”. Insomma, meglio prendere tempo.

Il segretario del Pd, Enrico Letta, durante la direzione dem attacca la Lega: “Chiediamo serietà a noi stessi e a tutti perché è l’unico modo affinché questo lavoro comune, che abbiamo chiesto al presidente Draghi, vada avanti con efficacia”. Mentre il leader M5s Giuseppe Conte si dice favorevole a una revisione delle misure “ma non a colpi di emendamento”. Parole e mosse necessarie da una parte a evitare ulteriori strappi e forzature, con il premier pronto a mettere i partiti di fronte alle loro – pesanti – responsabilità, dall’altra a testare intenzioni e strategie.

C’è chi teme che un nuovo incidente sia dietro l’angolo e stavolta possa generare fibrillazioni proprio nel fronte che fa capo a Pd e 5 Stelle. Perché non c’è solo il green pass ad agitare le acque, ma l’economia, le risorse del Pnrr e altre questioni dolenti per la maggioranza: ad esempio, quella della Tav. La progettazione della tratta italiana della Torino-Lione è infatti ripartita, ma manca la copertura finanziaria dei lavori per completare l’intervento e ottenere i fondi Ue. Su un costo ipotizzato di 1,7 miliardi, le risorse disponibili sarebbero ferme a 66 milioni, i soldi necessari per la progettazione.

E poi la riforma del catasto, il Ddl concorrenza, il dibattito della legge elettorale; il tutto in vista di un altro passaggio chiave che sarà quello delle elezioni amministrative.

Dall’opposizione Giorgia Meloni coglie al volo le fibrillazioni e attacca: “Se noi pensiamo che le idee non servano in politica, che puoi mettere insieme gente che non la pensa nella stessa maniera al governo e risolvere i problemi i problemi non si risolvono” dice la leader di Fdi. Le cose “si fanno se tu hai un governo che ha una sua visione, un mandato popolare, e una maggioranza compatta. Finché si pensa di andare al governo dal centrodestra col Pd o i 5 stelle, allora sta roba non si tiene”.

Maggioranza compatta e visione comune: su questo si gioca il futuro dell’esecutivo che sulle misure chiave sceglie la via del voto di fiducia (come annunciato oggi per il Dl relativo all’obbligo vaccinale) Da Palazzo Chigi si osserva con attenzione e apprensione ogni passaggio, mentre il premier – più social negli ultimi tempi – affida all’ironia i suoi commenti: “Avete visto che bravi ministri? Ho un governo bellissimo”, ha detto di recente in una conferenza stampa. L’unica certezza, nel suo entourage, è che non sarà il caos a guidare le sue scelte, né tanto meno a condizionare la sua leadership.  Resta la volontà di uscire dalla pandemia e dalle restrizioni “al più presto possibile” perché è importante, fondamentale, per “famiglie e imprese”. Ripresa e riforme, accelerare e modernizzare: Draghi su questo non ha dubbi. Ai partiti la scelta se prendere o lasciare.

Source link

Leave a Reply

Your email address will not be published.

close