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L’amore tra Ilary e Totti è una favola bella e popolare

E tutti vissero felici e contenti. Nelle favole, forse. Comunque se incontrassimo Cenerentola a 20 anni dal famoso ballo, nel tran tran consolidato dell’unione con il principe azzurro, cosa ci racconterebbe? Meglio non saperlo. Così adesso ci deluderebbe leggere il triste finale della favola bella di Ilary Blasi e Francesco Totti. 

La storia tra Francesco Totti e Ilary Blasi è piaciuta subito, perché l’inizio è stata una versione moderna di Romeo e Giulietta, contrapposti questa volta non per famiglie tra loro avverse, ma dalla fede calcistica: lui era già il simbolo della Roma, lei aveva tifato Lazio e da bambina s’era infatuata un po’ di Beppe Signori, ex capitano della squadra biancoceleste. Ma l’amore trionfò, le opposte fazioni si diedero un bacio pubblico sugli spalti della tribuna dell’Olimpico. 

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Lui si era innamorato a prima vista, anche se era «più cicciottella: sono stato io a farla diventare bella». Qualche anno dopo però, sorridendo, si lamentò perché lei gli imponeva non più di «sette rigatoni» a pasto. Dopo tre anni di fidanzamento, con Blasi già incinta, una sera che stavano cenando in un ristorante di mare le chiese di sposarlo, mentre nell’aria volavano le note della loro canzone, L’emozione non ha voce di Celentano, per terra un tappeto di petali rossi. Ilary Blasi e Francesco Totti piacciono perché sono lontani anni luce dal cliché della coppia calciatore-showgirl. Bellissimi, biondissimi, hanno tuttavia sempre mantenuto un aspetto casalingo che li fa sentire vicini alle vite quotidiane comuni. 

Per questo, quando si sposarono nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli a Roma, il 19 giugno 2005, tutti erano lì, su quella lunghissima scalinata. E tanti normali cittadini vollero fare dei regali. Blasi e Totti avevano anche preparato una lista di nozze, in cui figuravano, tra le altre cose, un centrotavola in vetro soffiato con disegni blu, una cornice d’argento, un servizio da caffè, qualche secchiello da champagne, statuine in porcellana. Attraverso quegli oggetti, lasciarono entrare i fan nella loro quotidianità. Da uomo un po’ démodé, all’inizio disse a Ilary che dopo sposati lei avrebbe dovuto lasciare il lavoro e «dedicarsi alla famiglia». Niente da fare: «L’ho guardato negli occhi e gli ho spiegato che avrei lavorato». Lezione imparata. 

Poi arrivarono i tre figli, bellissimi e biondissimi anche loro, con dei nomi un po’ bizzarri ma scelti proprio per confermare il quadro di famiglia comune. Disse una volta la Blasi: «Una vita quasi monotona: sveglia presto e la sera tutti a tavola insieme, sempre». Sempre, perché il calciatore apprezzato in tutto il mondo non ha mai voluto lasciare la sua squadra e la sua città. E poi le vacanze: sicuramente non sono mancati i luoghi esotici, ma il posto del cuore è sempre stata Sabaudia, a meno di 100 chilometri da casa



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