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Sanzioni ‘soft’ contro la Russia, i mercati tremano e sperano ancora nelle trattative


L’Unione Europea ha deciso di reagire in maniera equilibrata al riconoscimento delle due repubbliche indipendentiste da parte della Russia, comminando contro quest’ultima sanzioni, tutto sommato, “morbide”. Per prima cosa, blocco delle relazioni commerciali con le due repubbliche separatiste, mentre non saranno riconosciuti i passaporti russi concessi ai loro cittadini da Mosca. Inoltre, nel mirino di Bruxelles vi saranno militari, politici, banche e operatori della disinformazione in un qualche modo legati al processo di annessione di parte dell’Ucraina alla Russia. Infine, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha reso noto che il processo di collaudo del gasdotto North Stream 2 è stato sospeso.

Per tutta risposta, il vice-presidente del Consiglio di sicurezza russo e già presidente della Federazione russa, Dmitri Medvedev, ha affermato su Twitter con ironia “benvenuti nel coraggioso mondo in cui gli europei compreranno il gas a 2.000 euro per ogni 1.000 metri cubici”. La Russia rifornisce l’Europa di un terzo del gas che consuma, con percentuali che arrivano al 40% in Italia. Per questo, le sanzioni contro la Russia stanno mettendo in fibrillazione i mercati, tanto che ieri il prezzo del gas naturale “benchmark” sul mercato europeo ha toccato gli 80 euro, volando dell’8% rispetto alla chiusura del giorno precedente.

Nel frattempo, l’oro è schizzato ai massimi da maggio 2021, superando la soglia dei 1.900 dollari l’oncia. Guadagna circa il 4% quest’anno. Al contrario, giù le borse europee, sebbene ieri siano risalite nell’arco della seduta dai minimi toccati nelle prime ore di scambi. Lo stesso ha fatto l’indice Micex di Mosca, che era arrivato a perdere un quarto del suo valore di inizio anno. Il rublo, pur recuperando anch’esso dai minimi di lunedì, contro il dollaro scambiava a 79, perdendo il 5% dall’inizio dell’anno.

E il petrolio continua a viaggiare verso i massimi degli ultimi sette anni e mezzo, risalendo ieri fin sopra 96 dollari per ogni barile di Brent.

Sanzioni Russia e rischio crisi energetica

Male, ma non malissimo. Segnale che i mercati lascerebbero ancora un po’ di spazio alla diplomazia e sperano che una guerra in Ucraina si possa evitare. Ricordiamo che tra le sanzioni “devastanti” minacciate da UE e USA vi è anche l’espulsione della Russia dallo SWIFT, il sistema internazionale dei pagamenti, che nei fatti priverebbe governo, banche e imprese di Mosca dei mercati esteri. Uno scenario che non spaventa Vladimir Putin, vuoi per la solidità macro dell’economia russa, vuoi per la sua vicinanza opportunistica alla Cina.

Sta di fatto che la situazione geopolitica ed economica sia più delicata che mai nel Vecchio Continente. La Russia chiuderà i rubinetti del gas? E’ la domanda che si pongono tutti i capi di governo europei in queste ore. Non è da escludere, sebbene ai prezzi attuali il solo gas esportato verso l’Europa vale sui 150 miliardi di dollari all’anno, qualcosa come il 10% del PIL russo. A ciò si aggiungono le esportazioni di greggio, pari a circa 2,5 milioni di barili al giorno. Altri 85 miliardi di dollari ogni anno. Insomma, noi resteremmo al freddo, i russi senza soldi. Un compromesso è necessariamente possibile, pur non scontato o immediato.

Il rischio principale di questa tensione ai massimi livelli si chiama stagflazione. L’economia europea, che da mesi risente già del caro bollette, non può sostenere altre settimane di prezzi stellari per luce e gas. Le categorie produttive sono allo stremo, i consumatori pure. E i governi si trovano costretti a tamponare con soluzioni di corto respiro e danarose per i bilanci statali. Putin lo sa e forse punta a piegare il nemico per consunzione, più che per convinzione o attraverso le armi. Se la crisi non rientra entro breve, il calo delle azioni in borsa sconterà sempre più i minori profitti attesi per via di una nuova recessione economica, a quel punto, inevitabile.

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