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Borse oggi 23 febbraio: mercati cauti. Il petrolio sfiora i 100 dollari



MILANO – La volatilità torna protagonista dei mercati nella parte finale di una giornata iniziata con fiducia. Per lunga parte della seduta, infatti, i listini europei si sono mossi in rialzo con gli investitori che hanno giudicato limitato l’impatto delle sanzioni decise ieri dagli Stati Uniti e da altri grandi Paesi contro la Russia (la crisi in diretta). Nel pomeriggio il quadro è peggiorato con l’attacco hacker sulle istituzioni di Kiev e le dichiarazioni del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ha confermato le “ambizioni dell’Ucraina di aderire all’Ue e alla Nato”, ad alzare la preoccupazione.

A fine giornata Milano ha così segnato un calo dello 0,34% mentre Stellantis è rimasta bene impostata (+4,4%) dopo i conti, che fanno invece soffrire Campari. In netto ribasso anche Cnh, il cui piano non ha convinto. Anche Francoforte è scivolata in ribasso dello 0,4%, mentre Parigi ha perso lo 0,1% e Londra è riuscita a tenere a +0,1%. A Wall Street, il Dow Jones arretra dello 0,2%, mentre lo S&P500 e il Nasdaq cedono lo 0,6%. E’ stata, invece, una giornata positiva per gli scambi asiatici dove – con Tokyo chiusa per festività – Hong Kong è salita dello 0,6% e Shanghai dello 0,9%.

A registrare le nuove tensioni è stato anche il petrolio che inverte la rotta dopo una giornata piatta: al termine degli scambi Ue il Wti di aprile viene scambiato a 92,9 dollari (+1,2%) e il Brent a 97,9 dollari (+1 per cento).

Dopo aver aperto stabile a 168, fiammata finale anche per lo spread che in chiusura si colloca a 172 punti. La tensione sul fronte ucraino si è fatto sentire anche sull’obbligazionario della zona euro con un rialzo dei rendimenti. La crisi sul fronte geopolitico tra Occidente e Oriente alimenta le già alte aspettative di inflazione. Il tasso di rendimento sale all’1,927% dopo aver toccato anche l’1,954%.

“Le sanzioni sono per ora più leggere di quanto si temesse e in qualche modo stanno aiutando a rinfrancare l’umore dei mercati”, spiegava in apertura di giornata analista di Swissquote Ipek Ozkardeskaya, in una nota riportata da Bloomberg. “Ovviamente l’appetito per il rischio è limitato – ha aggiunto – ad eccesione di alcuni asset chiave come il petrolio e le materie prime”. In pratica, voglia di scommettere sui rialzi non ce n’è se non per quelle tipologie d’investimenti che potrebbero rincarare proprio a causa della crisi.

Tra i dati macroeconomici è positivo il clima di fiducia degli esportatori tedeschi a febbraio. L’ifo Export Expectations è sceso a 17,6 punti, rispetto ai 17,7 punti di gennaio. “L’industria dell’esportazione si aspetta un’ulteriore crescita. Gli attuali sviluppi in Ucraina potrebbero, tuttavia, portare ad un aumento dell’incertezza, che a sua volta potrebbe influenzare i flussi commerciali”, ha spiegato Clemens Fuest, presidente di Ifo. Le tensioni in Ucraina potrebbero avere un impatto anche sulle prossime mosse della Bce, stando almeno al governatore della Banca di Francia e membro del board della Banca Centrale Europea Francois Villeroy de Galhau. La crisi – ha detto in un discorso riportato da Bloomberg – deve indurre la Bce a “prendere tempo” su un eventuale rialzo dei tassi e mantenere la “flessibilità” per l’uscita dalle misure di stimolo. Francoforte, spiega dovrà valutare “le conseguenze indirette” degli eventi geopolitici. “Il tempo è essenziale per evitare errori” rileva e bisogna soppesare le azioni che vanno “prese non troppo tardi con il rischio di lasciare correre l’inflazione e non troppo presto per non frenare la ripresa”.



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