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Le Borse di oggi, 1 marzo. La Russia blocca l’uscita di valuta estera


MILANO – Le Borse europee chiudono in forte calo e Wall Street si muove debole mentre provengono notizie sempre più preoccupanti dai bombardamenti sulle città in Ucraina. Invece accelerano il prezzo del gas e del petrolio. A pesare sul comparto energetico è anche la notizia rilanciata da Reuters che la società Nord Stream 2, basata in Svizzera e che gestisce l’omonimo gasdotto che collega la Russia alla Germania bypassando l’Ucraina, sta considerando di presentare una richiesta di insolvenza. Sarebbe una mossa volta ad anticipare l’entrata in vigore delle sanzioni, che gli Usa hanno annunciato dopo la decisione del governo tedesco di interrompere il processo di certificazione del gasdotto. Ritorna inoltre la modalità “risk-off” che significa abbandonare le asset class più rischiose in favore di quelle più sicure, come i titoli di Stato: non a caso il rendimento dei Treasury scende ai minimi da un mese e mezzo.

Dopo le prime battute contrastate, i listini prendono la via dei ribassi con maggiore decisione. A fine giornata, il bilancio è fortemente deficitario: Parigi scende del 3,94%, Francoforte perde il 3,85% e Londra tiene meglio a -1,72%. La nuova offensiva russa si abbatte anche su Milano che indossa la maglia nera e perde il 4,14%. Su Piazza Affari si segnala Leonardo ancora positiva per la prospettiva di spese militari in crescita, sale Eni col greggio che si apprezza mentre sfuma il recupero di Unicredit, ieri in caduta libera e oggi solo inizialmente in terreno positivo. Tim scivola, invece, sulle indiscrezioni di pressing perché Kkr lasci stare l’Opa e partecipi allo scorporo della rete fissa. Anche Wall Street peggiora: alla chiusura degli scambi europei il Dow è in rosso dell’1,8% e il Nasdaq cala dell’1,3%.

Come accennato, il prezzo del gas torna a correre: nel sesto giorno di guerra le quotazioni sono salite ad Amsterdam (+23%) a 121,6 euro al MWh, sui livelli del picco registrato a dicembre scorso, ma sotto quello a 128 euro del giorno prima. Sono volate a Londra (+52,2%) a 289,9 penny al Mmbtu, comunque sotto i 347 penny del 24 febbraio. Sale sui massimi anche il petrolio: il Brent balza sopra 106 dollari al barile, il Wti scatta del 10% a New York si porta sopra 105 dollari. Domani appuntamento cruciale con la riunione Opec+: il cartello dei produttori, che include la Russia, deve decidere la linea da tenere sull’aumento della produzione, ma non si attendono variazioni rispetto alla rotta indicata. Nel frattempo dagli stati membri dell’Agenzia internazionale per l’energia arriva la mossa di attingere alle scorte: hanno deciso di rilasciare 60 milioni di barili di petrolio delle riserve strategiche. A riferirlo è stato il ministro dell’Industria giapponese, Koichi Agiuda, sottolineando che metà della quantità sarà messa a disposizione dagli Stati Uniti (30 milioni). Il meeting straordinario dei ministri dei Paesi che fanno parte dell’organizzazione parigina è stato convocato per valutare un modo per raffreddare i corsi del petrolio schizzati ai massimi da 8 anni sulla scia dell’invasione russa in Ucraina.

Chiusura ancora in forte discesa per il differenziale tra Btp e Bund, a 147,6 punti: quasi dieci punti in meno rispetto alla chiusura di ieri sera a 157 punti. In calo i rendimenti del titoli di Stato europei, con l’allontanarsi al 2023, a causa della guerra, della stretta sui tassi di interesse da parte della Bce. Forte il calo del rendimento del decennale italiano, che ha terminato la seduta all’1,400%. Per il Bund tedesco il rendimento è passato in negativo, tornando così a collocarsi a pieno tra i beni rifugio e chiudendo a -0076%.

Si segnala invece il balzo del Bitcoin che come sempre trova spiegazioni contrastanti. Il dato di fatto è che arriva a salire in doppia cifra e sfiora 44mila dollari. Secondo alcuni, il balzo è legato ai significativi acquisti da parte degli investitori per cercare di evadere le sanzioni ma anche al tentativo di ucraini e russi di portare i loro soldi fuori dai rispettivi paesi. Altri attribuiscono invece il rialzo al fatto che la critpovaluta si sta affermando come un bene rifugio, una sorta di “oro digitale”.

Ieri le grandi sanzioni imposte dall’Occidente hanno dispiegato il loro potenziale sul rublo, chiamando Putin a un tentativo di risposta dopo le azioni d’emergenza della Banca centrale russa: sono stati banditi tutti i trasferimenti di valuta estera da parte dei cittadini russi. Un altro tentativo di controllo dei capitali (limitato ai nuovi rapporti e non al servizio di vecchi debiti, ha precisato l’istituzione centrale) che parte da oggi per cercare di tenere insieme quella Fortezza finanziaria costruita negli anni dopo la Crimea proprio per prepararsi a una simile situazione, che però è stata seriamente danneggiata dal congelamento della valuta estera da parte dei G7. Mosca sta preparando inoltre un decreto per arginare l’emorragia di investimenti esteri: il primo ministro Mikhail Michoustin ha detto di una bozza “per introdurre restrizioni temporanee all’uscita (di investitori stranieri) dai beni russi”, al fine di “consentire alle aziende di prendere decisioni informate” e non sotto “pressioni politiche”. Le mosse e contromosse, però, non si fermano: è pronta la proposta della Commissione Ue, ora sul tavolo del Coreper che riunisce gli ambasciatori dei 27 Paesi membri, con la lista delle banche russe da escludere dal sistema di messaggistica finanziaria internazionale Swift: ci sarebbe la Vtb Bank uno dei maggiori istituti russi, con filiali in tutto il mondo. Esclusa dall’elenco, invece, la Gazprombank, principale vettore con cui viene pagato il gas russo.

L’euro chiude in deciso calo sotto 1,12 dollari. La moneta unica viene scambiata a 1,1131 (-0,77%). Il rublo, dopo aver recuperato in giornata, è tornato a perdere quota sul dollaro, ed è scambiato a 100,36. E’ rimasta chiusa anche oggi la Borsa per volere della Banca centrale. Ci si interroga sulla possibilità che bond e azioni russi possano esser esclusi dagli indici globali, vista la loro illiquidabilità di fatto. Msci sta ascoltando i partecipanti ai mercati – ricorda la Bloomberg – per capire il corretto trattamento dei titoli russi, dopo che simili ragionamenti sono emersi da Goldman Sachs sul rischio di vedere esclusi gli asset dagli indici.

La Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi col segno più, trainatata dai guadagni del settore tecnologia dopo l’accelerazione del listino Nasdaq: il Nikkei ha segnato un rialzo dell’1,20%, a quota 26.844,72, e un aumento di 317 punti. In positivo anche gli altri principali listini dell’area: Hong Kong +0,2% e Shanghai +0,77%.

Restano robuste, anche se con un lieve calo dopo i netti rialzi della vigilia, le quotazioni dell’oro con gli investitori in attesa degli sviluppi della crisi in Ucraina. Il lingotto con consegna immediata cede lo 0,12% sui mercati asiatici e passa di mano a 1.906,7 dollari l’oncia.



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