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“L’invasione una svolta nella storia europea, la fine di un’illusione”

“L’invasione della Russia in Ucraina segna una svolta nella storia europea. Molti si erano illusi che la guerra non avrebbe avuto più spazio in Europa”. Inizia così il discorso del premier Mario Draghi nell’Aula del Senato sulla crisi in Ucraina. Il presidente del Consiglio, appena ha cominciato a parlare, è stato accolto da un applauso. Draghi aggiunge: termina l’illusione “che l’integrazione economica e politica che avevamo perseguito con la creazione dell’Unione Europea ci mettesse a riparo dalla violenza. Che le istituzioni multilaterali create dopo la Seconda Guerra Mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre. In altre parole, che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici”. invece “le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Maripol e dalle altre città dell’Ucraina in lotta per la libertà dell’Europa segnano la fine di queste illusioni. L’eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky, ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili”, osserva il premier.

Nel tardo pomeriggio, durante la replica alla Camera dopo le comunicazioni sugli sviluppi della crisi ucraina, Draghi, rispondendo a chi lo ha invitato ad una iniziativa diplomatica forte, ha detto: “Non è vero che ci siamo rassegnati a non perseguire la pace, vi ringrazio molto del ruolo che alcuni mi vogliono attribuire, ma non credo che occorra cercare un ruolo: occorre cercare la pace e questo potete contare che lo farò con tutta la mia volontà, senza pausa”. E, oggi la pace “è difficile perché per cercare la pace bisogna volerla e chi ha più di 60 km di carri armati alle porte di Kiev non vuole la pace in questo momento”.

Ritornando al discorso fatto da Draghi al Senato: “Ora tocca a noi tutti decidere come reagire. L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte” ha detto il premier. “Il disegno revanscista del presidente Putin si rivela oggi con contorni nitidi, nelle sue parole e nei suoi atti. Nel 2014, la Russia ha annesso la Crimea con un referendum illegale, e ha incominciato a sostenere dal punto di vista finanziario e militare le forze separatiste nel Donbass. La settimana scorsa, ha riconosciuto – nel più totale sprezzo della sovranità ucraina e del diritto internazionale – le due cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, in seguito a settimane di disinformazione, ha invaso l’Ucraina con il pretesto di ‘un’operazione militare speciale'”, ha aggiunto.

“Le minacce di far pagare con ‘conseguenze mai sperimentate prima nella storia’ chi osa essere d’intralcio all’invasione dell’Ucraina, e il ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari, ci impongono una reazione rapida, ferma, unitaria” sottolinea Draghi riferendosi alle mosse del presidente russo Putin.  “Tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la pace e la sicurezza in Europa. Non possiamo lasciare che questo accada”, aggiunge il premier.

“L’invasione da parte della Russia non riguarda soltanto l’Ucraina. È un attacco alla nostra concezione dei rapporti tra Stati basata sui diritti. Non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove i confini sono disegnati con la forza. E dove la guerra è un modo accettabile per espandere la propria area di influenza. Il rispetto della sovranità democratica è una condizione alla base di una pace duratura”, ribadisce il premier. “La lotta che appoggiamo oggi, i sacrifici che compiremo domani sono una difesa dei nostri principi e del nostro futuro. Ed è per questo che chiedo al Parlamento il suo sostegno”.

Poi un passaggio su quanto accade in Bielorussia: “Un altro segnale preoccupante proviene dalla vicina Bielorussia, i cui cittadini domenica hanno votato a favore di alcune rilevanti modifiche della Costituzione ed eliminato lo status di Paese ‘denuclearizzato’. Questo potrebbe implicare la volontà di dispiegare sul proprio suolo armi nucleari provenienti da altri Paesi” ha notato.

E una osservazione su quanto stanno vivendo i cittadini russi: “Mentre condanniamo la posizione di Putin, dobbiamo ricordarci che questo non è uno scontro contro la nazione e i suoi cittadini – molti dei quali non approvano le azioni del loro Governo. Dall’inizio dell’invasione, sono circa 6.000 le persone arrestate per aver manifestato contro l’invasione dell’Ucraina – 2.700 solo nella giornata di domenica. Ammiro il coraggio di chi vi prende parte. Il Cremlino dovrebbe ascoltare queste voci e abbandonare i suoi piani di guerra”.

“Scelte dell’Ue senza precedenti, ora difesa comune”

“L’Europa ha dimostrato enorme determinazione nel sostenere il popolo ucraino. Nel farlo, ha assunto decisioni senza precedenti nella sua storia – come quella di acquistare e rifornire armi a un Paese in guerra. Come è accaduto altre volte nella storia europea, l’Unione ha accelerato nel suo percorso di integrazione di fronte a una crisi. Ora è essenziale che le lezioni di questa emergenza non vadano sprecate” ha detto il presidente del Consiglio. “In particolare, è necessario procedere spediti sul cammino della difesa comune, per acquisire una vera autonomia strategica, che sia complementare all’Alleanza Atlantica. La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo fatto finora. Possiamo scegliere se farlo a livello nazionale, oppure europeo. Il mio auspicio è che tutti i Paesi scelgano di adottare sempre più un approccio comune. Un investimento nella difesa europea è anche un impegno a essere alleati”, ha aggiunto.

“Risposta militare di deterrenza sul confine orientale”

“In seguito all’intensificarsi dell’offensiva russa, abbiamo adottato una risposta sempre più dura e punitiva nei confronti di Mosca. Sul piano militare, il Comandante Supremo Alleato in Europa ha emanato l’ordine di attivazione per tutti e 5 i piani di risposta graduale che ho illustrato la settimana scorsa. Questo consente di mettere in atto direttamente la prima parte dei piani e incrementare la postura di deterrenza sul confine orientale dell’Alleanza con le forze già a disposizione. Mi riferisco al passaggio dell’unità attualmente schierata in Lettonia, alla quale l’Italia contribuisce con 239 unità”, spiega il premier. “Per quanto riguarda le forze navali, sono già in navigazione e sotto il comando Nato. Le nostre forze aeree schierate in Romania saranno raddoppiate in modo da garantire copertura continuativa, assieme agli assetti alleati”.

“Pronti ad ulteriori misure contro gli oligarchi”

“L’Italia è pronta a ulteriori misure restrittive, ove fossero necessarie. In particolare, ho proposto di prendere ulteriori misure mirate contro gli oligarchi. L’ipotesi è quella di creare un registro internazionale pubblico di quelli con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro. Ho poi proposto di intensificare ulteriormente la pressione sullaBanca centrale russa e di chiedere alla Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha sede in Svizzera, di partecipare alle sanzioni”, dice Draghi.

“Sulle forniture di gas non dovrebbero esserci problemi. Ma per il futuro più rinnovabili, rigassificatori e raddoppio Tap”

Sul fronte dell’approvvigionamento energetico il premier ha spiegato: “In caso di interruzioni nelle forniture di gas dalla Russia, l’Italia avrebbe più da perdere rispetto ad altri Paesi europei che fanno affidamento su fonti diverse.Questo non diminuisce la nostra determinazione a sostenere sanzioni che riteniamo giustificate e necessarie”.

Al momento le forniture di gas non sono interrotte ma anche in caso di “completa interruzione” del flusso dalla Russia non dovrebbero esserci particolari problemi grazie ai volumi dello stoccaggio e ai flussi da altri Paesi. Il governo – ha assicurato il premier – è al lavoro per mitigare l’impatto di eventuali problemi per quanto riguarda le forniture energetiche. Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas. Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni”. Tenendo presente che “l’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia”. In ogni caso “nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi. L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie”. Dunque “la nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione”.

Ma “in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata. Il Governo ha allo studio una serie di misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia” ha precisato Draghi spiegando che “le opzioni al vaglio, perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici, riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da altre fornitori – come l’Algeria o l’Azerbaijan; un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a disposizione; eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio, che non prevedrebbero comunque l’apertura di nuovi impianti”. “Se necessario, sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità sui consumi di gas, in particolare nel settore industriale e quello termoelettrico”, ha aggiunto. “Il gas rimane un utile combustibile di transizione. Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto TAP”. Per il premier “dobbiamo prima di tutto puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili – come facciamo nell’ambito del programma Next Generation EU. Dobbiamo continuare a semplificare le procedure per i progetti onshore e offshore – come stiamo già facendo – e investire sullo sviluppo del biometano”.

Inoltre Draghi ha ribadito l’importanza di un approccio comune anche su questo: “È importante muoverci nella direzione di un approccio comune per lo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas. Farlo permetterebbe di ottenere prezzi più bassi dai Paesi produttori e assicurarci vicendevolmente in caso di shock isolati”

La risoluzione bipartisan

Esigere dalla Russia l’immediato stop delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari “che illegittimamente occupano il suolo ucraino”; “assicurare sostegno e solidarietà all’Ucraina attivando” al più presto ogni azione per “fornire assistenza umanitaria, finanziaria, economica, nonché – informando il Parlamento e coordinamento con gli altri Paesi Ue e alleati – la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa”. Sono gli impegni della risoluzione bipartisan sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi. Sono in tutto cinque le risoluzioni presentate in Senato dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio. Oltre a quella presentata dai partiti della maggioranza, firmata anche da Fratelli d’Italia, ne sono state depositate altre quattro a firma di Paola Nugnes, di Mattia Crucioli, di Elena Fattori e di Gianluigi Paragone, tutti del gruppo Misto. Il governo ha espresso parere favorevole solo alla prima risoluzione.

La replica del premier: “Sull’Europa Putin si è sbagliato”

Dopo le dichiarazioni dei senatori il premier ha ripreso la parola. “Quando ci sono grandi cambiamenti, la sensazione è di entrare in periodo completamente diverso di quanto visto finora, in questi momenti la prima pulsione è di fare i conti con se stessi e con gli altri, di dire ‘Io avevo visto giusto, tu no, ho ragione’ oppure dire ‘io ho sbaglio però per buoni motivi’. Ho la sensazione che questo sia marginale, non è il momento di fare i conti con se stessi e con gli altri ma di fare i conti con la storia, non quella passata ma di oggi e di domani”, ha detto poi il premier in replica al Senato sulla crisi ucraina. “A questo punto il passato, quello che abbiamo fatto, gli errori… Tutto questo è utile perché migliora la consapevolezza personale, ma è inutile se ci divide. Quello che abbiamo davanti è qualcosa che ci deve unire”. A giudizio di Draghi con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia “entriamo in periodo diverso, in cui il futuro cambierà radicalmente”.

E ribadisce: “Ho sentito prima dire che ci vuole più Europa, spesso queste sono state solo invocazioni e nessuno le sentiva come realtà, ma la realtà è che c’è più Europa. la risposta è stata pronta, ferma, rapida forte e unita. Questo è il grande cambiamento rispetto ad un atteggiamento velleitario degli ultimi decenni quindi questa è una cosa importantissima”. Poi dichiara: “Forse Putin ci vedeva impotenti, divisi, inebriati dalla nostra ricchezza. Si è sbagliato: saremo pronti a reagire e ribattere”.

“Ho sperato fino alla fine che si potesse evitare questa mostruosità, non ci siamo riusciti perché era stato tutto premeditato da tanto tempo, le riserve della Banca centrale russa dalla guerra di Crimea ad oggi sono state aumentate sei volte, alcune sono state lasciate in deposito presso altre Banche centrali in giro per il mondo, altre presso banche normali. Non c’è quasi più nulla, è stato portato via tutto, queste cose non si fanno in giorno, in mesi, mesi e mesi. Non ho alcun dubbio che ci fosse molta premeditazione e preparazione”, ha evidenziato Draghi.    “Bisogna pensare che da tutto ciò si esce con la pace e per la pace ci vuole il dialogo, ma ho l’impressione – ha aggiunto il premier- che questo non sia il momento. “Avete visto ieri il secondo, il terzo tentativo del presidente Macron di parlare, avete visto che ogni volta le dichiarazioni di Macron sono smentite da fonte russa. Verrà un momento e per questo occorre tenere sempre, sempre l’attenzione vigile, occorre afferrare quel momento quando si presenta, ho l’impressione che ora non ci si sia, ma noi restiamo pronti in ogni caso. I valori fondanti della nostra Repubblica sono minacciati e il Senato ha voluto esprimere il suo sostegno al presidente Zelensky, agli ucraini, all’azione che l’Italia farà e al Governo e per questo voglio ringraziarvi” ha concluso.

Il Senato approva la risoluzione di maggioranza e di Fdi con 244 voti a favore, poi il sì anche della Camera

Il Senato, con 244 voti favorevoli, 13 contrari e 3 astenuti, ha approvato la risoluzione bipartisan presentata dalle forze di maggioranza e da Fdi sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Respinte le altre quattro risoluzioni presentate rispettivamente da Paola Nugnes (Misto), Mattia Crucioli (Alternativa), Elena Fattori (Misto) e Gianluigi Paragone (Italexit) che hanno avuto parere contrario dal governo. In serata, anche la Camera ha approvato la risoluzione bipartisan sulle comunicazioni di Draghi sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina. L’Aula ha votato per parti separate la risoluzione presentata dalle forze di maggioranza e da FdI, alcune parti sono state approvate all’unanimità mentre sull’invio di armi si sono registrati alcuni voti contrari. Respinte le altre quattro risoluzioni al voto: anche queste sono state votate per capoversi.

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