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“Il bollettino va spiegato ma il sistema dei colori è fondamentale”


Nel bollettino sui contagi giornalieri da Covid-19 il numero “più importante è quello delle persone che vanno a finire in terapia intensiva”. Lo ha ribadito il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, intervistato da RaiNews24.”Il bollettino e i numeri continueranno a essere dati, ma l’ideale – viene richiesto a viva voce da molti – è che quei numeri siano spiegati meglio”, ha detto il sottosegretario, “Il primo numero, cioè, che deve essere dato quotidianamente e che è sicuramente più importante è il numero di coloro che vanno a finire in terapia intensiva: l’ideale è scorporare e far capire chi è che va in terapia intensiva. L’età, se sono vaccinati o meno, la presenza di co-morbidità. Dare cioè quella chiarezza espositiva che possa spiegare meglio i numeri a una popolazione che altrimenti si trova ogni giorno numeri che diamo noi e vengono poi riportati dai giornali. Quando ti trovi 200.000 contagi, il primo pensiero – ed è il pensiero di chiunque – è se i vaccini funzionano o meno. Se il virus corre così, allora siamo al punto di partenza: invece spiegare che quei numeri sono positivi con, nella stragrande maggioranza, nessun sintomo. Sono positivi scoperti con un tampone, spesso si tratta di persone asintomatiche che hanno fatto un tampone e scoprono di essere positive nonostante il vaccino. Direi che con la variante Omicron nel tempo sarà irrilevante”. ha detto il sottosegretario alla Salute.

“In merito invece ai colori delle Regioni”, ha chiosato Sileri, “voglio fare un attimo di chiarezza. Su questo c’è una discussione aperta ed è chiaro che una revisione è auspicabile, ma attenzione: non una revisione dei colori, perché quei colori sono quelli che ci hanno traghettato verso la fine della pandemia che stiamo vedendo proprio forse grazie alla Omicron. Direi che sono i parametri che portano ai colori, ma la divisione a mio avviso rimane fondamentale. Valutare però discriminando chi entra in ospedale e quindi” modificare “i parametri, non i colori”.



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