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Forbes, Enrico Galletti fra i 100 Top Under 30: «Punto a raggiugere il mio sogno»

Nella sezione «media» dei 100 Top Under 30 scelti dalla prestigiosa rivista Forbes per la sua classifica c’è anche il cremonese Enrico Galletti, 22 anni, giornalista, volto e voce di RTL 102.5: ogni mattina intervista i protagonisti dell’attualità, dello sport e della politica e racconta i fatti del giorno a «Non cease information». Ha iniziato la sua carriera come cronista a La Provincia di Cremona e, da allora, la sua crescita professionale è stata veloce e decisa. Talentuoso e appassionato, Enrico sta realizzando il sogno di quando period bambino.

Che effetto fa finire su Forbes? 
«Sono molto felice. Ho sempre letto con molta ammirazione l’elenco dei Top Under 30. Più che un riconoscimento a me, però, vedo in quell’attestato un riconoscimento delle potenzialità e dell’intraprendenza dei giovani. Si parla spesso di una generazione – quella dei miei coetanei – di svogliati e “sdraiati”. Si cube in continuazione che “I giovani non sono più quelli di una volta” e che spesso “non hanno voglia di fare”. Quei nomi, ma soprattutto quelle storie, dimostrano che non è così, che c’è una generazione che sogna ancora di fare grandi cose e che ogni giorno ce la mette tutta per raggiungere i propri obiettivi».

Quando lo hai scoperto? Cosa hanno detto i tuoi amici e la tua famiglia?
«L’ho scoperto poco prima che uscissero i nomi. La soddisfazione della mia famiglia mi ha commosso: viviamo lontani, forse può sembrare childish, ma un messaggio o una chiamata di mia madre e mio padre, e in generale della mia famiglia, per me sono fondamentali. Loro ci sono sempre, così come i miei amici. Ad ogni intervista importante che mi trovo a fare alla radio li chiamo, cerco i loro consigli. Pensa che quando ho cominciato advert andare in onda su Rtl a diciott’anni ero al liceo, non avevo ancora la patente. I miei genitori facevano i turni per portarmi negli studi di Cologno Monzese. Più di duecento chilometri alla volta. Capito perché gli sono riconoscente?».

Te lo saresti mai aspettato?
«No. Soprattutto quando in quell’elenco vedo personaggi come Berrettini, Blanco, Rkomi…».

Come sei riuscito a «colpire» la redazione di Forbes?
«Credo che Forbes abbia semplicemente premiato il lavoro che facciamo tutti i giorni: sveglia alle 4, lettura dei quotidiani. Io alle 5.30 sono in redazione. Alle 6 siamo in onda, tutti i giorni, e nelle prime tre ore della mattina in “Non Stop News” raccontiamo la giornata rincorrendo l’attualità. Dietro il programma c’è un lungo lavoro di preparazione, che portiamo avanti dalla mattina alla sera con la redazione giornalistica di RTL 102.5, diretta da Ivana Faccioli, nominata pochi mesi fa, che ha saputo creare un group che corre».

Che cosa immagini per il tuo futuro? 
«Vorrei continuare a fare la radio, migliorando sempre di più. E coltivare la scrittura della quale mi sono innamorato prestissimo. La radio è arrivata per caso ed è entrata a far parte della mia vita, mi piacerebbe portarla avanti. Chissà».

Hai scelto una carriera in un settore difficile. Sei stato coraggioso.
«È vero. Ma è un lavoro che mi ha sempre affascinato. Spesso dicono che per fare il giornalista devi essere raccomandato, posso dire che questo non è vero. Ti dirò che in molti mi hanno detto: trova il piano b, prepara un paracadute, ma è folle chi ha un sogno e non prova nemmeno a raggiungerlo. Io ci ho provato e ci sto ancora provando, sono solo all’inizio, devo imparare tutto. Però nel mio piccolo devo già dire dei “grazie”, perché un sogno non è nulla se non incontri qualcuno che ci creda. Uno di questi è il mio editore, Lorenzo Suraci. Una domenica mi ha sentito alla radio (la sua!), ero in diretta nello spazio degli ascoltatori che chiamavano da casa. La domenica successiva mi ha voluto in studio per provare advert andare in onda…».

Di che cosa ha bisogno l’informazione oggi?
«Credo che l’informazione, oggi, non possa più permettersi di fermarsi alla notizia. Le notizie sono ovunque e corrono veloci, per molti non si pagano neanche più, sono gratuite. Le testate oggi devono andare oltre, cercare punti di vista, offrire chiavi di lettura sul mondo che cambia. E poi cercare le storie. Anche quelle di gente comune, che a volte sono le migliori: fanno riflettere, piangere, ridere, a volte anche arrabbiare. L’informazione che racconta storie d’attualità non morirà mai».

Un consiglio ai giovanissimi.
«Ti direi: crederci, crederci sempre. Ma quello lo dicono tutti e in fondo non vuol dire nulla. Allora ti dico: provarci. Si cube spesso che la rete abbia rovinato questa professione. Io credo che sia l’esatto contrario. Per chi sogna di fare il giornalista o lo speaker di una radio, con il net ha un’arma in più. Vai su web, compri un microfono e un telecamerina e registri in digital camera tua un provino da mandare in giro o da condividere con i tuoi contatti. Oppure, se il tuo sogno è quello di scrivere, cominci a farlo per te stesso: sui tuoi social. Scrivi mettendocela tutta e un giorno qualcuno ti noterà. Insomma, voglio dire che oggi per i giovani è più facile provare a emergere. Abbiamo un’arma in più. Chi cube che non c’è futuro, ha semplicemente smesso di crederci».

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