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il mercato resiste alla pandemia



01/03/2022 – La pandemia da Covid-19 non ha avuto effetti negativi sul mercato dei servizi di ingegneria e architettura: negli ultimi due anni, infatti, il mercato è addirittura cresciuto.
 
Nel 2021, comprendendo la progettazione nelle gare con esecuzione, si registrano bandi pubblicati per un importo complessivo che si aggira intorno a 1 miliardo e 840mila euro, circa 200.000 euro in più rispetto all’anno precedente, che a sua volta aveva segnato un consistente rialzo rispetto al 2019.
 
È quanto emerge dal periodico rapporto dedicato ai servizi di ingegneria e architettura (SIA) dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI).
 
Anche la ripartizione degli importi tra le tipologie di gare d’appalto si mantiene in linea con quella osservata nel 2020, attribuendo così un peso determinante agli accordi quadro a cui va circa il 39% degli importi destinati ai servizi di ingegneria.
 
Se ci si limita agli importi destinati ai soli bandi ‘puri’ per servizi di ingegneria ed architettura – escludendo quindi gli accordi quadro, i concorsi di idee e di progettazione, gli appalti integrati, le concessioni, i challenge financing, le locazioni finanziarie e le gare per i servizi ICT – si osserva un lieve incremento (0,7%) degli importi posti a base d’asta. Resta ancora da recuperare il hole con il 2019, quando con un importo complessivo 891,6 milioni di euro, si period toccato il massimo degli ultimi anni.
 
Oltre la metà delle gare (52,1%) – sottolinea il CNI -, avendo un importo a base d’asta inferiore a 75.000 euro, poteva essere affidata mediante una procedura diretta, percentuale destinata advert aumentare con l’entrata in vigore, da novembre 2021, del DL 77/2021 che stabilisce l’affidamento diretto delle gare con importo fino a 139.000 euro.
 

Per quanto riguarda le aggiudicazioni, il report rileva che la quota di mercato appannaggio dei liberi professionisti, nelle loro various tipologie lavorative, seppur consistente in termini di gare aggiudicate (40,3% delle gare), si conferma ancora alquanto ridotta in termini di importi aggiudicati (11,3% degli importi).
 
Anche aggiungendo alla quota ‘esclusiva’ dei liberi professionisti quella delle aggiudicazioni di RTI o ATI miste (ossia di raggruppamenti o associazioni tra società e professionisti), sebbene il numero di gare aggiudicate salga ben oltre il 53%, la quota di importi aggiudicati arriva advert appena il 22% del totale. Ciò si spiega col fatto che i liberi professionisti si aggiudicano per lo più gare di importi ridotti con importo a base d’asta inferiore a 75.000 euro: circa i due terzi sia in termini numerici che di importi ottenuti.
 
Ben diverso è lo state of affairs che emerge se ci si limita alle gare più grandi con importi a base d’asta superiori a 75.000 euro, ambito in cui i liberi professionisti incontrano le tradizionali difficoltà advert affermarsi: in tal caso, infatti, sono riusciti advert aggiudicarsi nel 2021 solo il 17,8% delle gare ed appena il 6,8% degli importi.
 
Qualche segnale positivo per i liberi professionisti arriva dall’importo medio di aggiudicazione, che nel corso degli ultimi anni appare in costante crescita (fatta eccezione per il 2019): nel 2021 arriva a sfiorare i 58.000 euro contro i 53.600 euro del 2020.
 
Un po’ meglio va ai professionisti che partecipano alle gare mediante associazioni o raggruppamenti temporanei ‘misti’, dal momento che l’importo medio di aggiudicazione in tal caso arriva a quasi 180mila euro, valore comunque inferiore rispetto ai 220mila euro circa rilevati nel 2020 e ben distante da quello registrato tra le società (oltre 361mila euro) e i consorzi (416mila euro circa).
 
Dopo l’impennata del 2020, torna infatti a calare – conclude il CNI – il valore medio dei ribassi di aggiudicazione che, pur in presenza di una gara aggiudicata con un ribasso pari al 93%, scende al 29,2%, valore minimo registrato negli ultimi anni.
 





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