Politics

Dopo lo strappo sul catasto, lo scontro dentro la maggioranza sul fisco rischia di spostarsi sulla flat tax

Dopo lo strappo sul catasto, lo scontro dentro la maggioranza sul fisco rischia di spostarsi sulla flat tax. Mentre quello sul catasto è rinviato al Senato dove i voti del centrodestra possono paralizzare la delega fiscale. Al termine della prima giornata di bilaterali tra governo e le forze politiche di maggioranza, è stato proprio il tema del regime forfettario advert alimentare il dibattito sulla provvedimento.

La Lega, che rinvia all’esame del Senato la battaglia sul catasto dove, appunto, «i numeri sono diversi», ha chiesto al governo di aumentare a 100mila euro il limite di redditi per aderire al regime forfettario con un’aliquota al 20%.

Sul tema, ha riconosciuto il capogruppo dem in Commissione Finanze della Camera, Gian Mario Fregomeli, al termine del bilaterale col governo «ci sono distanze». Per il PD «deve essere uno strumento temporaneo» che «preveda poi un rientro, anche con modalità agevolate, al sistema progressivo. Siamo aperti al confronto, non abbiamo pregiudiziali ideologiche» ha assicurato ma «certamente non è ipotizzabile che chi è nel regime della flat tax non versi un euro alla sanità regionale o agli enti locali» e, comunque «se ci dicono flat tax a 100mila euro non ne parliamo neanche».

Dello stesso tenore l’orientamento di Leu. «Non è accettabile l’allargamento dei regime forfettario» ha detto Luca Pastorino dopo l’incontro col governo. Aprendo invece sull’eliminazione dell’Irap a patto che il gettito mancante «non debbano poi pagarlo dipendenti e pensionati».

Della necessità di una mediazione ha parlato invece Italia Viva per la quale l’importante è «portare a casa la delega fiscale per arrivare advert un sistema che sostegna la crescita e porti la semplificazione» ha detto Massimo Ungaro al termine del bilaterale. Sulla flat tax IV suggerisce «uno scivolo» con «la soglia dei 65mila euro che non sia un tetto ma oltre la quale possa esserci un sistema intermedio di due anni con un’aliquota maggiore ma comunque inferiore a quella ordinaria».

Ma al di là della flat tax la delegazione della Lega, composta da Alberto Gusmeroli e Massimo Bitonci, ha confermato che sul catasto la questione è tutt’altro che chiusa. «La battaglia proseguirà in Aula» alla Camera «dove presenteremo emendamenti» e «in Senato dove i numeri sono diversi».

Effettivamente, traslando l’esito delle votazioni alla Camera, dove il parere del governo è passato per un voto, in Commissione Finanze di Palazzo Madama, le cose cambierebbero.

Alla VI del Senato M5S, PD, IV, Autonomie e Azione possono contare su 11 voti (compreso quello del presidente della Commissione, il dem Luciano D’Alfonso) mentre centrodestra e opposizione ne avrebbero 10.

Alla Camera, come prassi di correttezza istituzionale, il presidente Luigi Marattin (IV) si è astenuto nonostante il margine ristrettissimo. Al Senato una scelta analoga porterebbe al pareggio.

Appuntamento a domattina quando Forza Italia incontrerà il governo alla Camera per l’ultimo bilaterale sul fisco. Un chiarimento necessario per cercare di allentare le tensioni e di raccogliere le proposte dei partiti di centrodestra in maggioranza sulle quali la mediazione è possibile.

Con ogni probabilità il governo si prenderà tutta la prossima settimana per cercare una sintesi e le votazioni sugli emendamenti alla delega fiscale in Commissione Finanze della Camera potrebbero entrare nel vivo non prima della settimana successiva, considerando che l’arrivo in Aula è previsto per il 28 marzo. Poi al Senato probabilmente sarà un’altra storia.



Source hyperlink

Leave a Reply

Your email address will not be published.

close