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Istat, a febbraio inflazione al 5,7%. Livello più alto da novembre 1995



MILANO –  L’Istat conferma le stime preliminari relative all’inflazione nel mese di febbraio. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,9% su base mensile e del 5,7% su base annua (da +4,8% del mese precedente). Per l’ottavo mese consecutivo, dunque, l’inflazione accelera, raggiungendo un livello (+5,7%) che non si registrava da novembre 1995 e sono i prezzi dei Beni energetici non regolamentati a spingere in alto la crescita.

Sono i prezzi dei beni energetici non regolamentati a spingere in alto la crescita, rileva l’Istat, seguendo la fiammata di gennaio degli energetici regolamentati (insieme, le due componenti spiegano due terzi della variazione tendenziale dell’indice Nic). I beni energetici non regolamentati comprendono i carburanti per gli autoveicoli, i lubrificanti, i combustibili per uso domestico non regolamentati e l’energia elettrica a mercato libero; quelli regolamentati includono invece le tariffe per l’energia elettrica a mercato tutelato e il fuel di rete per uso domestico.
L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +1,5% a +1,7% e quella al netto dei soli beni energetici da +1,8% a +2,1%.

In particolare, a febbraio l’accelerazione dell’inflazione su base annua è dovuta prevalentemente ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +38,6% di gennaio a +45,9%), in particolare a quelli della componente non regolamentata (da +22,9% a +31,3%) e in misura minore ai prezzi dei beni alimentari, sia lavorati (da +2,2% a +3,1%) sia non lavorati (da +5,3% a +6,9%); i prezzi dei beni energetici regolamentati, anche a febbraio, risultano quasi raddoppiati rispetto allo stesso mese del 2021 (stabili a +94,6%).

Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +7,0% a +8,6%), mentre rimangono stabili quelli dei servizi (a +1,8%); si allarga quindi il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -5,2 punti percentuali di gennaio a -6,8).

Nel confronto mensile, l’aumento dell’indice generale è dovuto, per lo più, ai prezzi dei beni energetici non regolamentati (+8,3%) e in misura minore a quelli dei beni alimentari non lavorati (+1,7%), dei beni durevoli (+0,8%) e degli alimentari lavorati (+0,4%).
Inoltre, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,8% su base mensile e del 6,2% su base annua (da +5,1% di gennaio), confermando la stima preliminare. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra un aumento dell’1,0% su base mensile e del 5,6% su base annua.



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