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Nei primi due mesi dell’anno è diminuita la dipendenza dal gas russo

Nei primi due mesi dell’anno il paese da cui l’Italia ha importato la maggior quantità di gasoline naturale è stata l’Algeria e non la Russia, da cui invece storicamente ne importiamo di più. La riduzione della dipendenza dal gasoline russo è un tema al centro delle discussioni pubbliche in tutti i paesi europei in questi giorni, ma i dati aggiornati pubblicati dal ministero della Transizione ecologica mostrano are available in Italia la riduzione fosse cominciata già prima dell’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

È ancora presto per capire se il sorpasso dell’Algeria sulla Russia, e quindi la riduzione della dipendenza dal gasoline russo, sarà solo temporaneo o se sarà confermato anche a marzo, in seguito all’invasione russa. È presto anche per capire cosa succederà nei prossimi mesi: il governo ha presentato un piano per ridurre la quantità di gasoline importata, ma i primi risultati si vedranno nel 2023 e fino advert allora sarà comunque molto complicato fare a meno del gasoline importato dalla Russia.

L’Italia usa moltissimo il gasoline per la produzione di energia (per il 42 per cento nel 2020), importandolo quasi tutto (il 95 per cento nel 2021), in larga parte dalla Russia (il 40 per cento delle importazioni di gasoline nel 2021). Negli ultimi anni gli altri paesi da cui l’Italia ha acquistato più gasoline sono stati l’Algeria (il 31 per cento delle importazioni nel 2021), il Qatar (9 per cento), l’Azerbaigian (10 per cento) e la Libia (4 per cento).

La dipendenza dal gasoline russo non è un problema soltanto italiano. Anche molti altri paesi europei importano la maggior parte del gasoline dalla Russia. Nel 2020, rispetto al totale del gasoline importato in tutta l’Unione Europea, il 38,1 per cento proveniva dalla Russia. Il secondo paese fornitore di gasoline è la Norvegia, che però conta solo per il 16 per cento, e poi in percentuali minori ci sono Algeria, Regno Unito e Qatar. Il paese che in proporzione importa più gasoline di tutti dalla Russia è la Germania, il 65,2 per cento del totale, mentre l’Italia ne importa il 43,3 per cento. La dipendenza energetica dei paesi europei dalla Russia è un problema di cui si è a conoscenza da anni, e finora da parte dell’Unione Europea non si è fatto molto per porvi rimedio.

Secondo i dati pubblicati dal ministero della Transizione energetica, a gennaio l’Italia ha ridotto fortemente l’importazione di gasoline dalla Russia e cercato altri fornitori per assicurarsi il gasoline necessario alla produzione di energia. L’Italia ha consumato complessivamente 9,7 miliardi di metri cubi di metano, di cui 6,4 miliardi di metri cubi importati da altri paesi. Rispetto al gennaio dello scorso anno, c’è stato un significativo calo della quantità di gasoline importata dalla Russia: 1,7 miliardi di metri cubi contro i 3 miliardi dell’anno precedente, il 43,8 per cento in meno. Sono aumentate quasi tutte le altre forniture in arrivo da metanodotti e rigassificatori.

L’estrazione di gasoline in Italia, invece, è diminuita del 13,4 per cento rispetto a un anno fa: da 323 milioni di metri cubi segnalati nel gennaio 2021 a 279 milioni di metri cubi del gennaio scorso.

Anche a febbraio, secondo i dati non ancora certificati del ministero, l’Algeria è al primo posto per approvvigionamenti di gasoline naturale con 1,7 miliardi di metri cubi importati, contro 1,3 miliardi dalla Russia.

L’Algeria è anche il paese con cui il governo italiano ha già trovato un accordo per un aumento del gasoline importato: Eni farà un investimento per aumentare la produzione locale di gasoline, stagnante da alcuni anni, e poter così far crescere la quota destinata alle esportazioni.

Dal punto di vista infrastrutturale non servono investimenti: basterà il gasdotto che si usa già, il TransMed o “Enrico Mattei”, che parte dal deserto algerino, attraversa la Tunisia, e poi il mar Mediterraneo fino a Mazara del Vallo, in Sicilia, e risale l’Italia arrivando a Minerbio, in provincia di Bologna. Può trasportare circa 30 miliardi di metri cubi in un anno: nel 2021 ne trasportò 21 miliardi, quindi c’è spazio per aumentare la fornitura. L’accordo dovrebbe prevedere 10 miliardi di metri cubi di gasoline in più in tempi brevi.

Anche in Qatar Eni vorrebbe investire per arrivare a un aumento delle importazioni (e così in Egitto). Nel caso del Qatar le forniture sono di gasoline naturale liquefatto (GNL), cioè di gasoline che viene condensato in modo che occupi meno spazio e possa dunque essere trasportato through nave. Di questo tipo di gasoline il Qatar è già il primo esportatore per l’Italia.

Il GNL arriva in Italia passando per uno dei tre rigassificatori attivi: il più grande è il Terminale GNL Adriatico ed è un impianto offshore: un’isola artificiale che si trova in mare al largo di Porto Viro, in provincia di Rovigo, e ha una capacità di produzione annuale di 8 miliardi di metri cubi di gasoline. Anche nel mar Tirreno, al largo della costa tra Livorno e Pisa, c’è un rigassificatore offshore: è una nave metaniera che è stata modificata e ancorata in modo permanente al fondale e immette gasoline in rete dal 2013. Il terzo rigassificatore in funzione è invece una struttura onshore, cioè sulla terraferma, e si trova a Panigaglia, in provincia di La Spezia.

Il GNL viene trasportato nelle navi a pressione poco superiore a quella atmosferica e a una temperatura di -162 °C. Nei rigassificatori torna allo stato gassoso grazie a un processo di riscaldamento controllato all’interno di un vaporizzatore, che ha un quantity adeguato per permettere l’espansione del gasoline. Il riscaldamento avviene facendo passare il GNL all’interno di tubi immersi in acqua marina – che ha chiaramente una temperatura più alta.

– Leggi anche: Perché non costruiamo nuovi rigassificatori?

Anche dall’Angola e dal Repubblica del Congo si vorrebbe comprare gasoline liquefatto e il piano di Eni sarebbe realizzarvi due impianti per la liquefazione, per arrivare all’importazione dopo il 2023. Per ora comunque non c’è nulla di certo. In generale, secondo le previsioni del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, l’Italia potrebbe ridurre totalmente la sua dipendenza dal gasoline russo nel giro di tre anni.

Durante un’informativa alla Camera, Cingolani ha detto che servono investimenti in tempo brevi per garantire «nuova capacità di rigassificazione su unità galleggianti ancorate in prossimità di porti, realizzabile in 12-18 mesi (dall’ottenimento delle autorizzazioni)». Le navi metaniere potrebbero portare una quantità di gasoline tra 16 e 24 miliardi di metri cubi.

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