Lifestyle

Ramadan e corretta alimentazione: come comportarsi a tavola


Iniziato venerdì scorso, il Ramadan rappresenta un periodo di profondo cambiamento delle abitudini alimentari. Si mangia prima dell’alba o dopo il tramonto. Durante questo periodo, nelle ore diurne, non è concesso consumare cibo e bevande. Né prendere medicinali o fumare. Sono consentiti invece due pasti: al tramonto («iftar») e prima dell’alba («suhoor»). Un aspetto che dilata i tempi del digiuno anche fino a sedici ore, rendendo per i quasi due milioni di seguaci di Allah che vivono nel nostro Paese più difficile seguire il Ramadan in concomitanza con un regime lavorativo customary. Soprattutto da parte di chi ha dei problemi di salute o attraversa una fase particolare della propria vita.

 Il Ramadan non è per tutti

Le autorità religiose islamiche consentono l’esenzione dal digiuno a persone malate o in particolari situazioni. Una variazione al programma che nasce dalle esigenze di tutela della salute. Tutte le malattie o le fasi della vita che pongono la stessa a rischio non sono compatibili con il digiuno. Motivo per cui alle persone anziane, in viaggio, con problemi cardiovascolari, tumori (in fase di trattamento), malattie del sistema immunitario, diabete, alle donne in gravidanza e in allattamento, ai bambini e alle ragazze nel corso del ciclo mestruale si raccomanda di evitare il digiuno. Vanno valutati singolarmente, invece, i pazienti con insufficienze renali, epatiche e respiratorie. Il consiglio, in questi casi, è quello di sentire il proprio medico ed evitare il «fai da te». Una volta iniziato il digiuno, chi dovesse avvertire difficoltà è chiamato a interromperlo subito. Benefici potrebbero invece emergere nelle persone che presentano alcuni fattori di rischio cardiovascolare: come l’ipertensione e l’ipercolesterolemia. L’ultimo riscontro, in questo senso, è giunto da uno studio pubblicato sulla rivista «Nutrients» nel 2020. In questo caso, il digiuno può avere anche effetti benefici sulla riduzione del rischio. Ma la decisione di adottarlo deve essere comunque sempre «autorizzata» da uno specialista.

Focus sul diabete di tipo 2

Nel mondo ci sono circa 1,5 miliardi di musulmani: quasi un quarto della popolazione mondiale. Di questa quota, il 4,6 per cento risulta affetto da diabete di tipo 2. E cinquanta milioni, ma è soltanto una stima, sarebbero i musulmani diabetici che seguono alla lettera il digiuno. Da qui la scelta della Società Italiana di Diabetologia (Sid) di redigere un place paper su diabete e Ramadan. Il documento è del 2017, ma il contenuto è sempre attuale. «Vogliamo che sia uno strumento utile ai diabetologi per favorire una piena integrazione socio-sanitaria e il rispetto della libertà di culto», spiegò in occasione del lancio Giorgio Sesti, ordinario di medicina interna all’Università di Catanzaro e all’epoca presidente della Sid. Ancora più a rischio sono considerati i diabetici di tipo 1, a cui si raccomanda di non seguire il digiuno del Ramadan.

Diabete e Ramadan: come comportarsi a tavola?

L’attenzione è puntata sulle oscillazioni dei valori di glicemia. Il consumo di pasti ipercalorici al tramonto, gli spuntini ricchi in carboidrati raffinati e zuccheri durante il periodo che va dal tramonto all’alba, il consumo di elevate porzioni di cibo advert alto indice glicemico e di cibi fritti e la riduzione dell’attività fisica potrebbero contribuire a instaurare uno stato di iperglicemia. A controbilanciarla, invece, altri comportamenti: a partire dal lungo digiuno tra i due pasti principali. Da qui i consigli dei diabetologi italiani. Andrebbero consumati almeno 130 grammi di carboidrati al giorno, meglio se a basso indice glicemico: come quelli contenuti in cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Standard deve rimanere l’apporto di fibre: tra 25 e 30 grammi al giorno. Quanto alle proteine, rispetto al resto della popolazione, si consigliano un consumo leggermente più elevato: 1,2 grammi al giorno per chilo di peso corporeo. Fondamentale è bere acqua, mentre andrebbe ridotto il consumo di caffè, tè e cola: in ragione dell’effetto diuretico che rischia di accelerare la disidratazione. Quanto al primo pasto della giornata, meglio consumarlo il più tardi possibile: in modo da accorciare il periodo di digiuno. Cosa portare a tavola? Più proteine e grassi, per ridurre il rischio di iperglicemia e favorire un maggiore senso di sazietà. Infine gli spuntini: sì a uno o due al giorno con frutta fresca, noci o verdura.



Source hyperlink

Leave a Reply

Your email address will not be published.

close