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“La base di Ghedi a rischio? Solo se scoppia la guerra mondiale”

Con il conflitto che infuria in Ucraina da oltre un mese, la base italiana di Ghedi e le sue bombe atomiche sono tornate a far discutere. Nell’aerobase situata nella provincia di Brescia sono infatti contenute alcune testate nucleari, un fattore che potrebbe rendere il sito italiano un possibile obiettivo nel caso in cui la guerra dovesse allargarsi. Ma quale rischio c’è? Al momento nessuno ma, come confermato dal deputato della Lega Paolo Formentini, vicepresidente della III Commissione Affari Esteri e vicepresidente della delegazione italiana all’assemblea parlamentare della Nato, se la guerra dovesse coinvolgerci il rischio salirebbe: “La base Nato di Ghedi potrebbe essere un obiettivo solo in caso di guerra mondiale, che nessuno vuole, nemmeno Putin”.

“Nessuno vuole una guerra mondiale”

Secondo Formentini, intervistato dal Corriere della Sera, il pericolo che l’Italia entri nel conflitto è remoto: “Bisogna ricordare che l’Italia sarebbe direttamente coinvolta in un conflitto solo se dovesse essere attaccato un paese dell’alleanza atlantica: questo attacco farebbe scattare l’articolo 5 del trattato, articolo che enuncia il principio della difesa collettiva, della mutua solidarietà tra i paesi membri. Tutti gli sforzi internazionali sono oggi rivolti ad evitare un’escalation, un allargamento del conflitto ed arrivare, quanto prima, al cessate il fuoco. Importante sarà osservare cosa farà la Cina”.

“La terza guerra mondiale non è nell’agenda di nessuno – ha aggiunto il deputato leghista – non certamente in quella delle democrazie e nemmeno in quella di Putin pare esserci. Da bresciani con tutte le nostre forze dobbiamo lavorare per la pace, nella consapevolezza che una base militare è certamente un obiettivo in caso di guerra”:

La corsa al riarmo in Europa

La guerra in Europa, a poco più di 20 anni dalle bombe in Kosovo, sta di fatto accelerando i processi di unificazione europea, anche dal punto di vista militare. In Francia il presidente Emmanuel Macron ha messo a disposizione l’atomica transalpina, al servizio della difesa europea: in Germania il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz ha rilanciato con un piano di investimenti in armamenti da 100 miliardi di euro l’anno. E l’Italia non è da meno: il through libera alle armi per l’Ucraina e al successivo “restyling” della spesa in armamenti è stato votato all’unanimità dal Parlamento, da destra a sinistra senza alcuna distinzione. 

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