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La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a due carabinieri per l’omicidio di Stefano Cucchi

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Assise di Roma, che aveva condannato a 12 anni di carcere i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro per l’omicidio di Stefano Cucchi, il ragazzo romano trovato morto il 22 ottobre del 2009 in una stanza del reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove period ricoverato da quattro giorni dopo essere stato arrestato.

I giudici hanno inoltre deciso che dovrà essere nuovamente celebrato il processo di secondo grado nei confronti di altri due carabinieri, Roberto Mandolini e Francesco Tedesco, accusati di avere mentito su quanto fosse accaduto nella notte tra il 15 e il 16 ottobre quando Cucchi period stato fermato e portato in caserma. Tedesco, che dopo anni aveva fornito informazioni importanti sulla vicenda, period stato condannato a due anni e mezzo di carcere, mentre Mandolini a quattro anni.

La decisione della Corte di Cassazione ha confermato, come atteso, quanto period stato deciso nella precedente sentenza, che in modo inequivocabile aveva attribuito le responsabilità dei pestaggi che Cucchi aveva subìto dopo il fermo. Un primo processo period finito nel 2013 con l’assoluzione di tre agenti di polizia penitenziaria.

Tedesco aveva ammesso nell’aprile del 2019 di avere assistito alle violenze su Cucchi. Raccontò che avvennero nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, dopo che Cucchi period stato fermato dai carabinieri e portato nella caserma Appia di Roma e che i pestaggi iniziarono quando Cucchi si rifiutò di farsi prendere le impronte digitali.

Nel corso della lunga vicenda processuale erano emersi nuovi dettagli e gravi omissioni sulle condizioni di Cucchi dopo il pestaggio e il suo trasferimento in ospedale.

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