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Le Borse di oggi, 4 aprile 2022. Euro debole sull’ipotesi di nuove sanzioni a Mosca. Listini Ue incerti


MILANO – Ore 9:30. I listini europei si indeboliscono dopo l’apertura positiva. C’è grande incertezza all’indomani di un high-quality settimana dominato dalle notizie provenienti dalla guerra in Ucraina: i massacri di civili emergenti dai territori rioccupati dall’esercito di Kiev hanno generato indignazione nelle cancellerie occidentali. Si parla di nuove sanzioni a Mosca in risposta a quanto emerge dal campo, e anche la Germania non esclude più di toccare la materia energetica. Milano apre in rialzo, poi il Ftse Mib cede lo 0,9%. Molto debole Tim, con l’offerta di Kkr che sembra sempre più incerta. Contrastate le altre Borse europee: Londra sale dello 0,15%, Francoforte perde lo 0,25% e Parigi lo 0,1%.

Bene, questa mattina, i listini asiatici: in questo caso, premia gli investitori la scelta di Pechino di aprire alla modifica di una regola che impedisce alle società quotate offshore di condividere dati sensibili con le autorità di straniere. Una mano tesa a Washington, si legge nelle sale operative, che darebbe accesso agli Usa ai dati sensibili finanziari delle aziende cinesi, che d’altra parte non rischierebbero più di esser estromesse dai listini americani. E’ in particolare il comparto tecnologico a beneficiare di queste notizie: a Hong Kong sale del 3% circa, mentre l’indice generale Hang Seng aggiunge l’1,6%. Con le Borse cinesi chiuse per festività, Tokyo si porta invece leggermente al di sopra della parità con il +0,28% in chiusura.

A pagare l’ipotesi di nuove sanzioni alla Russia è l’euro che passa di mano a 1,1046 sul dollaro, non troppo lontano dal minimo di quasi due anni del mese scorso di 1,0806 dollari. La moneta unica è in rialzo sullo yen, scambiato a 135,49. Dollaro/Yen a 122,65. Sul fronte dei titoli di Stato, invece, sempre più segnali da parte dei Treasury americani sulla preoccupazione di un rallentamento economico a lungo termine: la curva dei rendimenti si è invertita tra i 2 e i 30 anni, per la prima volta dal 2007: si aspettano le minute della Fed, diffuse in settimana, per avere qualche indizio in più sul ritmo di alleggerimento del bilancio.

In leggero rialzo i prezzi del petrolio mentre persistono le preoccupazioni per le limitazioni dell’offerta e all’indomani della tregua nello Yemen. I futures sul greggio Brent avanzano dello 0,23%, a 104,63 dollari al barile mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate si posiziona a 99,39 dollari al barile, in aumento dello 0,12%. Le Nazioni Unite hanno mediato una tregua di due mesi tra una coalizione a guida saudita e il gruppo Houthi allineato con l’Iran per la prima volta nel conflitto di sette anni. Gli impianti petroliferi sauditi sono stati attaccati dagli Houthi mentre l’industria petrolifera russa è stata duramente colpita dalle sanzioni occidentali. Persistono intanto le preoccupazioni per la domanda in Cina, il principale importatore di petrolio al mondo, mentre Shanghai, ha esteso il lockdown. Il ministero dei trasporti cinese si aspetta un calo del 20% del traffico stradale e un calo del 55% dei voli durante i tre giorni della festa di Qingming che inizia domenica a causa di una recrudescenza dei casi di Covid-19 nel paese. Andamento unstable per il prezzo del gasoline che advert Amsterdam prima parte al rialzo poi scende leggermente: per un MWh di metano sono richiesti 112 euro, lo 0,3% in meno rispetto alla chiusura di venerdì scorso.

Tra i dati macro di giornata: le esportazioni tedesche sono aumentate del 6,4% e le importazioni del 4,5% rispetto a gennaio, su base mensile destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario, per un totale di 124,7 miliardi di euro. Il surplus della bilancia commerciale è di 11,5 miliardi di euro.



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