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cosa cambia dal 1° maggio 2022

Dal primo maggio cease all’obbligo di mascherine al chiuso in Italia, con alcune possibili eccezioni come i mezzi di trasporto pubblici. Questo sembra essere l’orientamento del governo, secondo quanto riferito dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa. “Credo che gli italiani in questi 2 anni abbiano” maturato “una consapevolezza diversa rispetto al Covid” ha spiegato Costa a Rainews. Quindi, relativamente alla mascherina nei luoghi chiusi, “sono convinto che passare da un obbligo una raccomandazione possa essere assolutamente la scelta giusta. Con la riflessione magari di mantenerla in alcuni luoghi. Pensiamo” advert esempio “ai mezzi di trasporto” ha aggiunto Costa, “dove magari ci può essere più affollamento”.

In ogni caso, ha ribadito il sottosegretario, “credo che ci sono le condizioni per procedere col togliere le mascherine al chiuso” come misura obbligatoria. Insomma, quasi sicuramente anche dopo il 1° maggio sarà ancora obbligatorio indossare le mascherine sui trasporti pubblici, dove oggi – è bene ricordarlo – è necessario essere muniti di Ffp2. Questo sembra essere l’unico punto fermo.

Sugli altri luoghi tuttavia nulla è stato deciso. L’orientamento sarebbe quello di superare l’obbligo nei ristoranti, nei bar, nei musei e nella maggior parte degli esercizi aperti al pubblico (ma non nei cinema) anche se probabilmente resterà la raccomandazione di indossare i dispositivi di protezione in caso di assembramenti. Ci sono però tutta una serie di attività che alla high-quality, almeno a quanto si vocifera, potrebbero rientrare nelle eccezioni. Pensiamo advert esempio ai luoghi di lavoro. L’esecutivo potrebbe scegliere la strada del compromesso: advert esempio mantenere l’obbligo di mascherina (chirurgica) soltanto per quei lavoratori che sono a stretto contatto con il pubblico, come i dipendenti dei supermercati, dei negozi o gli operatori dei servizi pubblici. Si tratta ovviamente di indiscrezioni. 

Il ministro Giovannini predica cautela: “Il virus continua a circolare”

C’è poi una riflessione da fare sulle scuole. “La posizione mia e del partito che rappresento, ‘Noi con l’Italia’, è chiara” ha fatto sapere Costa, “sarei per eliminarle soprattutto durante le ore di lezione, quando gli alunni sono seduti al loro posto e sono attivi i sistemi di areazione e garantito il ricambio d’aria e il distanziamento”. Ma il tema è ancora dibattuto all’interno del governo. 

Quanto al settore dei trasporti, il ministro Enrico Giovannini ha assicurato che c’è un’interlocuzione in corso con Speranza e gli altri ministri.  “Quello che io noto – ha detto – è che c’è, giustamente visto che il virus circola ancora, un’attenzione degli individui che tendono ad autoproteggersi, soprattutto nei luoghi chiusi. In altre parti del mondo dove le mascherine erano utilizzate anche prima della pandemia, è un elemento di salute pubblica. Adesso vedremo cosa decideremo, ma non c’è dubbio che, purtroppo, dobbiamo ancora tenere alcuni elementi di sicurezza perché il virus continua a circolare”.

Locatelli: “Peserà molto il parere di Speranza”

L’esecutivo dunque è a un bivio. La decisione, ha puntualizzato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, “verrà presa dal governo, ed in particolare peserà molto il parere del ministro Speranza”. 

“A titolo personale” ha osservato Locatelli a SkyTg24, “dico che in determinate situazioni le mascherine servono, e servono in maniera evidente. Faccio due riflessioni. La prima è quella di definire un contesto dove, personalmente, credo sia opportuno mantenerle: il trasporto pubblico, e soprattutto i treni a lunga percorrenza piuttosto che i viaggi aerei. Ormai sarebbe davvero strano se non avessimo imparato che in luoghi chiusi e affollati vi è particolare rischio di acquisire l’infezione da Sars-Cov-2”, vista anche la variante particolarmente contagiosa che sta circolando.

“La seconda riflessione è che anche questo inverno i casi di influenza sono stati decisamente molto minori rispetto ai casi del periodo pre pandemia, salvo osservarsi adesso un picchetto di casi, fortunatamente contenuto e largamente concentrato nell’età pediatrica, proprio nel momento in cui si sono tolte le mascherine. Questa è un’altra prova indiretta di quanto, in generale, le mascherine proteggano dai virus respiratori”.

Il dilemma del governo e la linea del governatore di De Luca

A sentire il sottosegretario Costa, l’addio alle mascherine potrebbe essere meno graduale di quanto finora si period vociferato. E tuttavia, come ben sappiamo, il ministro Speranza ha mantenuto fin dall’inizio della pandemia ben salda la linea della prudenza: le misure anti-Covid non sono mai finite del tutto in soffitta, come è accaduto (e sta accadendo) in altri Paesi. Un esempio è quello di Israele dove l’obbligo di mascherine al chiuso terminerà sabato prossimo. Le uniche eccezioni saranno gli ospedali, le case di riposo e gli aerei. In Italia la lista potrebbe essere più lunga. Anche perché la maggior parte dei virologi e dei camici bianchi spinge per un mantenimento dell’obbligo, almeno nei contesti più a rischio.

Una linea condivisa dal governatore della Campania Vincenzo De Luca che sta valutando un’ordinanza “più restrittiva” perché “l’uso della mascherina sempre è la cosa più efficace”. “Continuo a chiedere la linea della prudenza.” ha detto De Luca. “Credo che per esempio tutti quelli che lavorano nelle strutture al chiuso, a cominciare dai ristoranti, debbano mantenere la mascherina. Chi serve ai tavoli o lavora in cucina, almeno quelli devono indossare la mascherina”. 

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