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I lavoratori di un Apple Store vogliono avere un sindacato


I lavoratori di un Apple Store advert Atlanta hanno richiesto presso il National Labor Relations Board (agenzia federale che protegge i diritti dei lavoratori nel settore privato) di poter tenere un’elezione sindacale. Se la richiesta andrà a buon high quality, quello di Cumberland Mall diventerà il primo retailer della compagnia di Cupertino a sindacalizzarsi. I lavoratori e le lavoratrici del negozio hanno richiesto di far parte dell’organizzazione Communication Workers of America. Come la stessa CWA ha scritto in un comunicato stampa, al momento “oltre il 70% del gruppo di più di 100 lavoratori idonei ha firmato le carte di autorizzazione sindacale”. Tra questi ci sono tecnici, venditori, creativi e specialisti operativi.

CWA rappresenta i lavoratori delle telecomunicazioni, dei media e delle industrie tecnologiche. “Le grandi aziende tecnologiche, come Amazon, Google e Apple” si legge ancora nel comunicato. “si basano su una forza lavoro divisa che nega ai lavoratori fuori ufficio (quelli dei negozi o del retail ndr) una paga equa, i benefit e il rispetto che si sono guadagnati. I lavoratori al dettaglio alla Apple forniscono servizi critici di vendita e riparazione a una serie di clienti, eppure si sono visti negare un salario adeguato, adeguamenti al costo della vita o stock option eque”.

Chi tra i lavoratori dei negozi ha deciso di intraprendere la strada della sindacalizzazione lo ha fatto per rivendicare un trattamento equiparabile agli impiegati in ufficio e possibilità di crescita e di carriera interne all’azienda. Sydney Rhodes, una lavoratrice dello retailer di Atlanta coinvolta nella campagna ha detto al New York Times: “Un’altra ragione per cui stiamo lavorando verso la sindacalizzazione è per capire in modo più chiaro come crescere internamente alla compagnia.” Sempre secondo il Times, gli impiegati si sono detti contenti di lavorare in Apple e di voler proseguire il proprio percorso con la compagnia: proprio per questo hanno richiesto di aderire formalmente a un sindacato. Dall’altra parte, i portavoce ufficiali di Apple non hanno commentato la vicenda, per ora. Il National Labor Relations Board determinerà se ci sono le condizioni sufficienti per tenere l’elezione. Ufficialmente, il 30% della forza lavoro deve manifestare l’interesse nel voto perché la procedura possa partire in by way of definitiva.

La sindacalizzazione nelle compagnie tecnologiche

Secondo il Washington Post, anche in un Apple Store di Manhattan (il Grand Central Terminal) ci si sta muovendo verso la formazione di un sindacato, iniziando a raccogliere le firme per intraprendere poi la strada della richiesta formale. Gli organizzatori hanno votato per unirsi a Workers United, lo stesso sindacato che ha supportato le rivendicazioni dei lavoratori di Starbucks. I lavoratori coinvolti nell’organizzazione hanno dichiarato che per mesi la Apple ha cercato di convincerli che unirsi a un sindacato fosse una cattiva thought, una pratica nota come “union busting”. 

Il movimento di sindacalizzazione negli retailer si inserisce anche in un più ampio quadro di rivendicazioni dei lavoratori delle grandi aziende tech negli Stati Uniti e non solo. A inizio aprile, i lavoratori di un magazzino Amazon di New York si sono ufficialmente uniti al sindacato Amazon Labour Union, guidati dall’ex impiegato Chris Small, che aveva protestato contro le precarie condizioni di sicurezza dei magazzini durante la pandemia. I lavoratori dello retailer di Atlanta, Georgia, si sono ispirati proprio agli sforzi organizzativi dei lavoratori della logistica di Amazon. Insieme a quelle dei driver di Uber, dei rider delle piattaforme di supply e di molti gig employees delle industrie tech, queste rivendicazioni si inseriscono all’interno di un movimento globale che ha acquistato forza negli ultimi anni, che richiede ai giganti del tech di essere responsabili e trasparenti verso i propri lavoratori, a tutti i livelli della catena produttiva.



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