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Utero in affitto: cos’è il reato universale


La pratica dell’utero in affitto potrebbe diventare reato perseguibile anche se commesso all’estero. È una proposta di legge che però, secondo l’Associazione Luca Coscioni, è priva di fondamento giuridico e frutto di propaganda politica

Ricorrere all’utero in affitto potrebbe presto diventare un reato universale, cioè considerato story anche se commesso all’estero, in Paesi nei quali la pratica è invece ritenuta lecita, a differenza di quanto previsto in Italia. A prevederlo è una proposta di legge, adottata in commissione Giustizia della Camera, fortemente voluto dalla chief di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, e che ha trovato sostegno anche in Mara Carfagna. Secondo il ministro per il Sud, infatti, è un «passo avanti a tutela della dignità delle donne».

Non la pensa così, però, l’Associazione Luca Coscioni, che boccia la misura e spiega che si tratta di «un testo propagandistico privo di fondamento giuridico».

Cosa cambia se l’utero in affitto diventa reato universale

A votare perché l’utero in affitto (detto anche gestazione per altri o maternità surrogata) diventi reato punibile in Italia anche se commesso all’estero, sono stati Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, a cui appartiene la relatrice Carolina Varchi, con 22 “sì” in tutto. Contrari, invece deputati del Pd e del Movimento 5 Stelle. La partita non è chiusa, perché a breve si voteranno gli emendamenti, ma fin da ora lo scontro è frontale tra favorevoli e contrari all’thought di perseguire la maternità surrogata come reato universale.

In Italia l’utero in affitto non è legale

Ad oggi in Italia la pratica dell’utero in affitto è già vietata in base alla legge 40 del 2006. Chi vi ricorre è punito con la reclusione da 3 mesi a 2 anni e una multa da 600.000 a un milione di euro. Il testo base adottato dalla commissione aggiunge che «le pene si applicano anche se il fatto è commesso all’estero».

Chi è favorevole che l’utero in affitto sia reato universale

«A chi cube che questa norma è discriminatoria verso la comunità Lgbt ricordo che la gravidanza non è una merce e i corpi delle donne, come quelli di chiunque altro, non sono oggetti di libero utilizzo: chiunque li riduca a tali, omosessuale o eterosessuale che sia, deve sapere che la legge italiana lo sanzionerà, ovunque abbia commesso il suo reato», ha commentato il Ministro Mara Carfagna. Stessa linea per Giorgia Meloni, che ha promosso la norma, considerandola «un primo importante passo per arrivare alla modifica della legge 40». «La maternità surrogata – ha aggiunto la chief di Fratelli d’Italia – è una pratica che trasforma la vita in una merce e umilia la dignità delle donne».

Chi è contro l’utero in affitto come reato universale

Ma nonostante si parli di diritti delle donne, è duro il commento dell’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni. Le criticità sono almeno di due tipi: da un punto di vista strettamente giuridico Gallo fa notare che il provvedimento «mira a punire per il reato di utero surrogato non solo il cittadino italiano, ma chiunque, anche gli stranieri, in tutto il mondo». Ma questo non sarebbe possibile, perché il testo «non fa i conti con il diritto internazionale, è giuridicamente inapplicabile e irragionevole. Perseguire l’utero in affitto come reato universale risulta una scelta di politica criminale censurabile sotto molti punti di vista. Un fatto, per essere considerato reato e quindi essere punibile in Italia se commesso all’estero, deve necessariamente essere reato nel Paese straniero dove lo stesso è commesso». Cosa significa? Per capirlo bisogna ricordare che advert oggi la maternità surrogata è vietata nel nostro Paese, ma se una coppia italiana si reca in uno Stato dove invece è prevista, regolamentata e legale, può praticarla. Una volta tornata in Italia, invece, il bambino o la bambina nati con l’utero in affitto sono riconosciuti come figli legittimi della coppia. Questo perché, come ricorda Gallo, oggi  «prevale il principio che afferma il legame di parentela tra il nato e i genitori, che non deve essere privato di quella famiglia che ha affrontato enormi sacrifici per poter procedere con questa tecnica perché ci fossero diritti certi per tutti i soggetti coinvolti».

Non ci sarebbero, dunque, gli estremi di legge perché il testo possa passare. Secondo Filomena Gallo, inoltre, non si tutelerebbero i nati dalla gestazione per altri: «Punire col carcere i genitori con la conseguenza inevitabile di allontanarli dai loro figli appena nati. Questo significa forse tutelare i bambini?» chiede l’avvocato, che pure invoca una modifica della legge 40 in versione “solidale”.

Cosa accadrebbe ai bambini?

Se passasse la modifica, invece, scatterebbe il reato e i genitori sarebbero puniti. I bambini nati con gestazione per altri, in pratica, correrebbero il rischio di essere allontanati dai genitori che hanno fatto ricorso alla pratica ritenuta illegale in Italia. Oltre al fatto che esistono regolamentazioni differenti a seconda dei Paesi (in alcuni casi occorrono autorizzazioni dei magistrati per accedere alla gestazione per altri, mentre in alcuni altri ci sono regolamentazioni specifiche), c’è un altro problema, di natura etica e morale: «Punire col il carcere i genitori significherebbe allontanarli dai loro figli appena nati. Questo significa forse tutelare i bambini?» chiede l’avvocato, che pure invoca una modifica della legge 40 in versione “solidale”.

La gestazione solidale

Secondo Gallo, esiste un’altra through per tutelare la donna ed evitare lo sfruttamento del suo corpo, ma nello stesso tempo permettere a chi lo voglia di “prestarsi” a una gravidanza per altri, come accaduto in passato tra sorelle o in casi nei quali una madre ha portato avanti la gravidanza per la figlia che non poteva avere figli per motivi medici. Per poter permettere di diventare genitori anche a chi non ne ha la possibilità – che siano coppie etero o homosexual, dunque – diversi esperti e altre associazioni, compresa la Coscioni, hanno depositato alla Camera un’altra proposta di legge, che regolamenti la gestazione per altri nella sua versione “solidale”. Il testo, a firma di Guia Termini, esclude quindi la commercializzazione, cioè il pagamento della donna che si presta alla gravidanza. In pratica sarebbe consentito il solo rimborso delle spese mediche e necessarie a portare avanti la gravidanza stessa, ma senza il compenso alla donna che porta in grembo il nascituro. Sarebbero anche previste liste di madri surrogate e rigidi controlli.





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