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Generali, i voti dei fondi esteri per Donnet: ma la lista Caltagirone sarebbe vicina al 28%



MILANO – La trasparenza degli investitori esteri di Generali produce, sette giorni in anticipo, i primi consensi a favore della lista del cda, che venerdì contenderà alla lista Caltagirone il controllo per tre anni del gruppo da 710 miliardi di euro.

Alcuni nomi del huge cash, che per prassi pubblicano sui siti le scelte di voto per delega alle assemblee delle società partecipate, stanno emergendo, e tutte a sostegno del cda uscente. Si tratta dei fondi americani Union investments, British Columbia funding administration company, Employees retirement system of Texas, Sba Florida, Calpers, Cpp funding board. Ieri s’è aggiunto Norges, il fondo sovrano norvegese da 1.400 miliardi di dollari con oltre l’1,5% di Generali. La scelta dei soci istituzionali non sorprende, poiché i tre consulenti globali dei fondi sulla governance delle quotate – Iss, Glass Lewis, Frontis – due settimane fa si sono espressi tutti per la lista del cda, ritenuta, nel complesso, più qualificata e adatta a realizzare gli obiettivi del piano strategico del Leone. Gli investitori internazionali si basano quasi sempre sulle analisi dei consulenti globali: e hanno un 34% in Generali. La loro quota però potrebbe essere inferiore, dopo il rastrellamento da mesi in corso e che ha portato Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt vicini a un 22% complessivo, che dovrebbe schiearsi con la lista sfidante. I soci privati italiani lavorano da settimane sul community domestico e, a quel che si apprende, paiono fiduciosi del sostegno di vari imprenditori. Il più pesante sono i Benetton, con un 4% che, benché non ancora ufficiale, sembra sempre più orientato verso gli sfidanti. Poi ci sarebbe lo 0,6% circa dei Seragnoli, lo 0,4% circa di Minozzi e i titoli di tre Fondazioni, tra cui quella di Cuneo. Ancora in bilico l’1% di Cassa forense, mentre il 2-3% dei piccoli investitori andrà in ordine sparso e il 2-3% dei fondi italiani dovrebbe sostenere la lista Assogestioni. Se gli sfidanti partissero da un 28% circa di consensi, i due fronti potrebbero ritrovarsi vicini. Quanto, vicini, dipenderà dall’affluenza: specie quella dei soci esteri, di cui è meno scontata la presenza (mentre è scontato che sosteranno il cda).

Dietro le quinte delle due fazioni, comunque, non c’è aria di ribaltone: ma se lo scarto sarà inferiore al 5-6% Caltagirone potrebbe valutare la convocazione di un’altra assemblea nei prossimi mesi, per ripetere la conta dopo che il 4,22% preso a prestito da Mediobanca e l’1,4% che De Agostini sta vendendo non saranno più nell’arco dei sodali di Donnet. Difficilmente, però, lo sfidante romano salito al 9,97% (di cui un 2,5% con opzioni di vendita a termine), cercherà rivincite in Generali qualora le ritenesse dannose per un gruppo in cui ha investito, ormai, 3 miliardi di euro.

L’agenda assembleare parte con le risposte alle domande inviate dai soci, che Generali pubblicherà sul sito entro lunedì. Prima delle 12 di giovedì 28 le deleghe di voto vanno inviate al delegato unico (Computershare), che il 29, alle 9, le trasmetterà al notaio al by way of della riunione. Ai lavori, dal 2020 in remoto – per le norme Covid – si potrà assistere in diretta video streaming, con una parte pubblica e una riservata ai soci e alla stampa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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