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Come Umbro, con il calcio, ha influenzato lo streetwear


Sam Diss ha così sintetizzato la natura dietro il lavoro di Umbro di quegli anni: «La maglia dell’Inghilterra di Euro ’96 period stata realizzata per essere indossata con un paio di denims. Quello che Umbro fece fu guardare all’estetica calcistica come non solo qualcosa che i giocatori indossavano in campo, ma come mezzo per fondare una cultura della jersey in un modo inedito per quegli anni. Tra le cose che fecero, quello di incorporare tanti elementi style del tempo nei loro design, e siccome la moda è ciclica quei design non sono invecchiati, sono di nuovo in linea con lo stile dell’epoca».

Un heritage fuori dal comune

Oggi il calcio, e l’abbigliamento in campo, si presta tantissimo alla contaminazione con realtà del style, come ben illustrano gli esempi del Milan che si associa con Nemen, della Juventus con il equipment disegnato dallo road artist Kobra, per non parlare delle infinite ibridazioni messe in piedi dal Paris Saint-Germain, da Jordan a BAPE a Koché. Sono possibilità derivate da un terreno culturalmente fertile, tra i model e i tifosi, con la maglia da calcio unanimemente riconosciuta come parte di una cultura, di un’identità, di una narrativa – e per questo in grado di tenere insieme mondi diversi.

Una potenzialità che, in quegli anni addietro, Umbro colse in autonomia, senza – ché all’epoca sarebbe stato decisamente azzardato – collaborare direttamente con altri model: semplicemente, da model inglese che guardava alla Premier League come un fenomeno culturale e non solo sportivo, non poteva non accorgersi di come la terrace tradition avesse portato sugli spalti della Gran Bretagna un vero e proprio fervore di cui il calcio period solo una parte di un insieme, che comprendeva altri universi, tra cui la musica, con il Britpop, la Madchester di quegli anni, e la moda stessa, con l’abbigliamento informal e i suoi marchi iconici, da Stone Island a Fila a Lacoste.

L’avanguardia stilistica di Umbro fu, perciò, figlia di un’intuizione di quello che la maglia poteva raccontare e rappresentare, ma non c’è dubbio che quella visione è stata in qualche modo un lascito talmente forte da arrivare fino ai giorni nostri. È per questo che Umbro, oggi, può permettersi di collaborare con vari model emergenti, in ragione del suo brillante heritage: che sia una collezione a tema calcistico con Rowing Blazers, tra motivi a scacchi, tartan e strisce a zig-zag, una collaborazione con il marchio road Aries, con stampe tie-dye, effetti trompe-l’oeil, colori fluo che spuntano da trame ipnotiche, oppure ancora un’unione di stili con Pretty Green, il model fondato da Liam Gallagher. Il calcio non è solo un rettangolo verde, così come le maglie non sono solo un indumento da utilizzare per novanta minuti: Umbro lo ha capito prima di tutti gli altri.



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