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Timothée Chalamet e il vero significato della sua era post-Swag


Non è certo un segreto che Timothée Chalamet sia oggi una delle giovani star di Hollywood più eleganti e attente alla moda. Se in occasione dell’edizione degli Oscar di quest’anno avesse deciso di indossare la camicia sotto la giacca, invece di mostrare parte del petto nudo, le analisi degli esperti sulle scelte di stile per il pink carpet si sarebbero comunque focus sul suo abbigliamento. Chamalet, con una mossa imprevedibile e brillante, ha indossato un blazer di paillettes disegnato da Nicolas Ghesquière, lo stilista di Louis Vuitton, che ha vestito generazioni di donne intelligenti e cool in ogni angolo del pianeta. È stato il culmine nell’ascesa dell’attore verso le vette conquistate dai più devoti appassionati di stile del nostro tempo. Una scalata da cui è nata la memorabile collaborazione con Stella McCartney, senza contare quelle con l’artista designer Sterling Ruby, con Sarah Burton di Alexander McQueen e con il mai abbastanza compianto Virgil Abloh. Non si tratta solo di scegliere di indossare abiti memorabili, ma di andare a fondo di una relazione personale e di esprimere creativamente il proprio apprezzamento nei confronti delle menti più interessanti della moda.

Per completare questo quadro è molto interessante vedere come si veste Chalamet lontano dai riflettori.

Nell’ultima edizione del Coachella, che è diventato una manifestazione musicale talmente popolare da avere generato un proprio genere di “stile da festival”, Chalamet si è presentato con l’aspetto più regolare possibile. Lo abbiamo visto indossare un paio di anfibi neri Jil Sander, pantaloni Prada Linea Rossa, una grande maglietta bianca a maniche lunghe Supreme e un cappellino del Chelsea FC sbiadito dal sole. L’unica indicazione che poteva distinguerlo dall’essere una celebrità e non un assistente del settimo membro più famoso della band dei Brockhampton, erano i suoi occhiali Cartier e gli anelli con diamanti dello stesso marchio di cui è ambassador dall’anno scorso. Un altro abbigliamento sfoggiato lontano dai pink carpet è stato quello ammirato al Revolve Festival, dove period leggermente più appariscente e rilassato: allo stesso cappello e occhiali da sole ha abbinato una maglietta grafica della Encore Records, lunghi pantaloncini da basket con le fiamme celebrativi dei Chicago Bulls e Chuck Taylor bianche. Un bel look per un iniziato della confraternita USC che diventa divertente se sei Timmy Chalamet. Una scelta che lo porta a un passo dalla pericolosa tentazione di indossare l’ultimo degli indumenti pieni di ironia: la famigerata camicia con l’effigie delle fiamme dell’autore televisivo e ristoratore statunitense Guy Fieri.

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In altre situazioni di ordinaria quotidianità, Chalamet sembra lo studente di un school in fase di smaltimento dei postumi di una sbornia. Tende a indossare pantaloni da ginnastica attillati e quelle che chiamerei “sneaker eccentriche“, versioni surrogate di modelli classici, come le Tretorn high-tops. È anche un entusiasta sostenitore delle felpe larghe con cappuccio e viene spesso fotografato con indumenti leggeri di mezza stagione: giacche a vento, pile e giacconi in nylon. La sua collezione di magliette grafiche rivaleggia con quella di qualsiasi liceale della grande space metropolitana di New York. 

Non c’è nulla di sbagliato nella semplicità delle scelte di Chalamet e, come è stato ricordato a molti di noi durante la pandemia, i vestiti normali sono fantastici. Il suo stile non è basico, o peggio trasandato, è semplicemente un po’ informal. Possiamo definirla come l’period post-swag di Timmy.

Una descrizione che lo colloca in una categoria tutta sua. Non appena i paparazzi iniziano a seguire ogni loro mossa, la maggior parte delle giovani e horny star di oggi tendono a sfarfallare verso le abbaglianti luci della moda. Quando Jacob Elordi è apparso nella serie television Euphoria, il suo guardaroba da surfista australiano è stato completamente rivisitato in chiave Céline durante la notte. Ashton Sanders, forse uno degli unici giovani attori più ossessionati dalla moda dello stesso Chalamet, ha uno degli stili personali più stravaganti e originali non solo di Hollywood, ma dell’intero universo.

Chalamet sa bene cosa vuole in fatto di stile: è il giovane uomo che avrebbe potuto essere vestito da qualsiasi casa di lusso del pianeta, ma ha scelto di diventare un accolito di Haider Ackermann, il romantico innovatore dell’abbigliamento maschile, quando period ancora uno sconosciuto. Per questo lui chiama Timmy il suo “fratellino”. 

Ha coltivato un’amicizia con Abloh e ha indossato alcuni dei suoi primi audaci modelli per Louis Vuitton uomo, quando l’institution non period ancora sicuro di cosa fare delle prime collezioni del defunto designer. La cosa incredibile è che ha fatto con orgoglio tutte le sue scelte da solo, senza avere alle spalle uno stilista. Chalamet ha dimostrato di avere un acuto senso del messaggio visivo della moda. Quindi cosa possiamo dire della sua period post-swag?

Probabilmente si tratta solo di immagini rubate ai suoi momenti di calm down, nei giorni in cui cerca di mantenere l’anonimato. Uscire di casa a godersi una bella birra fredda senza scatenare attorno un putiferio, vale l’attaccamento a una tuta adidas, a una giacca Eddie Bauer, alla sua felpa preferita tie-dye e al berretto da baseball tirato basso sugli occhi. Senz’altro non sarebbe la prima celebrità a scegliere di travestirsi prima di andare in giro per la città.

Ho voluto approfondire l’argomento e ho chiesto a Haroon Ayub, uno dei principali esperti di outfit di Timothée Chalamet su Twitter, se aveva qualche thought. Ayub, che una volta ha compilato un thread su Twitter di tutte le volte che Chalamet ha indossato capi di Stella McCartney, valuta le scelte stilistiche di Chalamet al Coachella come orientate al consolation. «Anche in luoghi dove probabilmente sa che sarà notato come a un pageant importante del calibro del Coachella, i vestiti sono molto più informal e basati su un criterio di assoluta praticità di quanto ci si potrebbe aspettare», cube Ayub che non ha però omesso di notare la giustapposizione tra i pantaloncini di Chalamet e i gioielli Cartier di diamanti come qualcosa di veramente «scioccante». In effetti, Ayub individua nel guardaroba di Chalamet, un importante «senso di eccentricità» e un’interpretazione della mascolinità che non si è mai vista in altre celebrità.

James Devaney



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