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Gas dalla Russia, stop alla fornitura a Polonia e Bulgaria da Gazprom


MILANO Il gigante russo Gazprom ha sospeso le forniture di fuel a Polonia e Bulgaria. Lo ha annunciato la stessa società spiegando che la decisione si deve al mancato pagamento in rubli da parte dei due Paesi. L’azienda ha comunicato a Bulgargaz e Pgnig, le sue controparti bulgare e polacche, che i flussi resteranno sospesi fino a quando i pagamenti in rubli non saranno ricevuti. Essendo Polonia e Bulgaria degli Stati di transito del fuel verso Paesi terzi, Gazprom ha inoltre avvertito i due Paesi che in caso di prelievo non autorizzato di fuel russo destinato a Paesi terzi, le forniture di transito verranno ridotte di un ammontare analogo.

Secondo Bloomberg, quattro acquirenti europei hanno già pagato in rubli il fuel di Gazprom e dieci hanno aperto i conti presso Gazprombank necessari per assecondare la richiesta di Mosca di pagare in valuta locale. Il presidente della Duma Vyacheslav Volodin ha invece invitato advert estendere il provvimento di cease a tutti i Paesi “ostili”. “Gazprom ha sospeso completamente la fornitura di gas a Bulgaria e Polonia. Lo stesso dovrebbe essere fatto per quanto riguarda i nostri paesi ostili nei nostri confronti”, ha precisato oggi Volodin su Telegram.

Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, “l’annuncio di Gazprom è un altro tentativo della Russia di ricattarci con il gas. Siamo preparati per questo scenario. Stiamo tracciando la nostra risposta coordinata dell’Ue. Gli europei possono aver fiducia nel fatto che siamo uniti e solidali con gli Stati membri colpiti”.” Quanto a Bulgaria e Polonia, von der Leyen ha detto oi due Paesi “stanno ricevendo fuel dagli Stati vicini dell’Ue”.

La stessa presidente ha poi ricordato le recenti linee guida della Ue sulla questione dei pagamenti a Mosca: “Sono molto chiare: pagare in rubli se non è previsto nel contratto è una violazione delle nostre sanzioni“, ha dettagliato in un punto stampa. “La richiesta da parte russa di pagare in rubli è una decisione unilaterale e non è in linea con i contratti”, ha aggiunto. “Abbiamo circa il 97% di tutti i contratti che prevedono esplicitamente pagamenti in euro o dollari, quindi è molto chiaro”, ha precisato ancora sottolineando che “le aziende con contratti di questo tipo non dovrebbero accettare la richiesta russa”. Di questo e di altro si parlerà sicuramente nella riunione straordinaria dei ministri dell’Energia europei che la Commissione europea e la Francia, che detiene la presidenza di turno dell’Ue, hanno concordato di convocare “il prima possibile”, come ha annunciato la stessa von der Leyen.

Bulgaria: “Riserve per un mese, non piegheremo il capo”

Sul fronte dei due Paesi però si registrano notizie di segno opposto. Secondo quanto comunicato a Reuters da Vladimir Malinov, direttore esecutivo dell’operatore bulgaro della rete del fuel Bulgartransgaz, Ie forniture di fuel russo alla Bulgaria per il momento continuano a fluire  mentre la rete dell’Unione europea degli operatori di trasporto del fuel ha detto in mattinata che le consegne di fuel russo alla Polonia sarebbero state ripristinate dopo essere state interrotte brevemente. ll ministro dell’Energia Alexander Nikolov, citato da Bloomberg, ha detto che la Bulgaria si è assicurata riserve di fuel per almeno un mese e non ha violato alcun contratto con Gazprom, a cui ha pagato il fuel in dollari advert aprile.  “La Bulgaria non negozierà sotto pressione e a testa bassa”, ha detto Nikolov, secondo cui “è chiaro che in questo momento il gas naturale viene usato come arma politica e commerciale nel contesto della guerra”. Il ministro bulgaro ha detto che il suo Paese si è assicurato il fuel attraverso fonti various e che al momento non sono richieste limitazioni al consumo. Quanto ai sospetti insinuati sui Paesi che avrebbero aperto i conti in rubli, dalla Germania il portavoce del governo, Steffen Hebestreit, ha precisato: “Gli importatori tedeschi di gas pagano in euro”.

 

Cosa c’è dietro alla mossa di Mosca

Ma l’iniziativa di Mosca ha un obiettivo politico più che economico, al momento. Dal gasdotto Yamal, arriva la minima parte del fuel destinato all’Europa e che nei mesi scorsi è stato fermato più volte, ufficialmente per lavori di manutenzione. Il fuel arriva in Germania dal Nord Stream, in Italia dal fino al passo dal Tarvisio e in centro Europa dal Turkish Stream. E i flussi, nelle tre infrastrutture, non si sono mai interrotte da quando è iniziata l’aggressione all’Ucraina.

Il fatto che Mosca accusi Polonia e Bulgaria di non aver voluto pagare in rubli appare pretestuoso, visto che l’obbligo è quello della conversione da euro e dollari e a questo possono provvedere le autorità russe. Inoltre, solo pochi giorni fa gli operatori della UE, tra cui Eni, hanno ricevuto comunicazione che l’obbligo period slittato e sarebbe stato applicato solo a partire da fantastic maggio.  Tutto ciò dimostrerebbe che il Cremlino sta mandando messaggi al limite del ricatto, sapendo che il fuel – una volta passato l’inverno – serve soprattutto per alimentare le industrie energivori (acciaierie, cementifici, vetro, carta, chimica).

In particolare, in Germania e Italia: ma i flussi verso le due principali economie manifatturiere d’Europa al momento sono regolari. Anche perché interrompere vorrebbe dire non incassare piu i miliardi di euro per sostenere le casse del Cremlino e gli introiti che finanziano la guerra. Il messaggio, quindi, appare agli osservatori prevalentemente politico, perché cade nel giorno in cui la UE torna a riunirsi per parlare di embargo su petrolio e fuel. Scegliendo due paesi dell’ex blocco sovietico a cui bloccare le forniture, Putin cerca di lavorare sulle spaccature all’interno della Ue. E cerca di alzare i prezzi, per ostacolare gli acquisti per le operazioni di riempimento degli stoccaggi in vista del prossimo inverno.
 

Polonia, non compreremo più fuel dalla Russia

Intanto il governo di Varsavia ha spiegato che in ogni caso intende rinunciare alle forniture russe.  A confermarlo è stato il ministro per le Infrastrutture energetiche, Piotr Naimsky, in una intervista alla radio Rmf, riportata dalla Tass. Alla domanda se la Polonia acquisterà fuel dalla Russia nel prossimo futuro, Naimsky ha risposto: “No. Non compreremo gas dalle società russe”. Il ministro ha sottolineato che la Polonia si stava preparando a rinunciare al fuel russo da sei anni. Naimsky ha assicurato che non ci saranno difficoltà a rifornire i consumatori polacchi. “Posso garantire che il gas ci sarà, a meno che non si verifichi una sorta di cataclisma. In condizioni prevedibili, avremo forniture di gas”, ha spiegato.

Germania: “Dipendenza da gas russo calata al 35% ma con embargo sarà recessione”

Intanto il  l ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck fa sapere che la dipendenza del Paese “dal gas russo è calata a una quota del 35%”. Nelle scorse settimane lo stesso vicecancelliere aveva parlato di una quota ridotta al 40%. “Gli approvvigionamenti per l’estate sono garantiti”, ha anche affermato. Sollecitando di nuovo al risparmio del fuel, il ministro verde ha ribadito che si lavora con forte pressione “per aumentare l’autonomia della Germania velocemente” e che anche l’ampliamento delle energie rinnovabili può sostituire il fuel. Allo stesso tempo, ha chiarito Habeck, la previsione di crescita del 2,2% del Pil quest’anno prevista dal governo non presuppone un embargo o un blocco energetico russo e l’economia della Germania piomberebbe in recessione se uno di questi fattori si verificasse. “Dobbiamo essere preparati a pagare questo prezzo”, ha aggiunto.

Vola il prezzo del fuel

Gli effetti della stretta si sono fatti sentire questa mattina sulle quotazioni del fuel. Alla Borsa Ttf di Amsterdam, i future con consegna maggio sono saliti del 16% a 119,7 euro a Mwh, dopo aver toccato anche un massimo di 125 euro in avvio. Nel corso della giornata poi il prezzo ha preso una traiettoria discendente posizionandosi intorno a 107 euro.



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