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Pavor notturno: cause e come affrontarlo

C’è chi ha gli incubi, chi digrigna i denti, chi urla, chi è sonnambulo. C’è chi di notte soffre e proprio non riesce a dormire.

Il termine medico è parasonnie: sono tutti quei comportamenti indesiderati che si verificano durante il sonno, dalla fase di ingresso fino a quella di risveglio, cioè le più delicate.

Ne abbiamo parlato in diretta con un esperto, perché Nicola Savino ha più volte spiegato, oggi 27 aprile anche a Deejay Chiama Italia, di soffrire di pavor notturno. Ascoltate il suo racconto.

Nicola Savino: “Ecco cosa mi succede di notte”

Lo speaker di Radio DEEJAY lo aveva raccontato pochi minuti prima anche in diretta al Volo del mattino, approfondendo le testimonianze delle sue nottate che definire da incubo è un eufemismo.

“Mi sveglio nel cuore della notte gridando, chiedendo aiuto, ci do dentro alla grande. È una cosa tipica dei bambini e frutto di allucinazioni: io socchiudo l’occhio e vedo figure incombenti. Il vero problema è chi ti sta accanto, che si impaurisce, cerca di rassicurarti e ti sveglia. Ma vi assicuro che svegliarsi è ancora peggio” -Nicola Savino

Fabio Volo ha deciso così di contattare telefonicamente l’ascoltatore Francesco, un neuropsichiatra childish, che ha dato spiegazioni su come affrontare il disturbo, come comportarsi con chi ne soffre e sui rimedi per cercare di superarlo.

Pavor notturno, dai bambini agli adulti: ascolta qui i consigli dell’esperto

Pavor notturno: che cos’è

Il termine latino pavor nocturnus letteralmente vuol dire “terrore notturno”. Indica un parziale risveglio dal sonno profondo, in preda a uno stato di agitazione intensa. 

Come riconoscere il pavor nocturnus? Chi è affetto da story disturbo – non si tratta di una patologia – lancia un grido o urla nel sonno, con occhi serrati o sbarrati. Nel paziente si verifica una forte attivazione del sistema nervoso autonomo, che si traduce in forte sudorazione, respiro corto, frequenza cardiaca più alta, pupille dilatate, colore del viso pallido o talvolta paonazzo.

“Prima di tutto, serve un’anamnesi fatta bene: per definizione, il pavor notturno riguarda i bambini molto piccoli, fino ai 3 o 4 anni, poi tende a sparire da solo. Altri disturbi, come quello di Nicola, potrebbero rientrare nelle cosiddette parasonnie, come il sonnambulismo o il sonniloquio. In questi casi, il primo passo è fare cicli di melatonina per provare a regolarizzare il ritmo del sonno”. – Francesco

Con il termine parasonnie si intendono alterazioni della fase di sonno, che generalmente non vengono neanche ricondotte a traumi o problemi di natura emotiva o relazionale. Ma Nicola Savino ha spiegato di soffrire anche di strane allucinazioni.

“Si chiamano illusioni ipnagogiche, si verificano nel passaggio tra la veglia il sonno, una fascia temporale molto delicata. Se si tratta di parasonnia, per definizione, tu stai già dormento. Se invece è un’illusione ipnagogica, tu non sei ancora addormentato, quindi sei cosciente e ti rendi conto che ciò che stai vedendo non è reale”. – Francesco

Pavor notturno: cosa fare e come comportarsi

Ma cosa fare se nel cuore della notte dovesse verificarsi un episodio del genere a chi ci è accanto? Qual è il modo migliore per aiutare chi ne soffre a superare il momento?

“Se si tratta di parasonnia, cercare di svegliare il paziente tendenzialmente è peggio. I bambini si sentono bloccati e braccati e si spaventano ancora di più perché non si rendono conto che si tratta dei genitori. La prima cosa da fare è innanzi tutto mettere in sicurezza la persona, perché a volte ci possono essere scatti o movimenti pericolosi. Poi bisogna provare a tranquillizzare con la voce senza però svegliare. La persona che sta avendo la parasonnia qualcosa percepisce del mondo esterno: un tono di voce tranquillizzante potrebbe aiutare”. – Francesco

Insomma, in questi casi è meglio armarsi di “melatonina e gentilezza”, come sintetizza Fabio Volo. Che poi da anche alcuni consigli su come addormentarsi o come migliorare la qualità del sonno.

Come addormentarsi velocemente e dormire bene

Per dormire meglio, sicuramente è preferibile evitare “di leggere il giornale del giorno dopo sull’iPad all’una di notte”, come fa di solito Nicola Savino che pensa già al lavoro del giorno dopo.

Per migliorare la qualità del sonno sarebbe ideale diminuire, soprattutto nelle due ore prima di andare a dormire, l’uso dei dispositivi elettronici, fonte di stress per i nostri occhi (luce blu) e sistema nervoso (ci mantiene svegli più a lungo del necessario).

Un buon riposo, inoltre, si può curare anche a tavola: mangiare troppo a cena non favorisce un sonno rilassante, per il quale sarebbe invece necessario limitare il consumo di alcolici e bevande stimolanti e a base di caffeina. Una buona abitudine potrebbe essere quella di consumare, poco prima di coricarsi, latte caldo e miele oppure una manciata di pistacchi, ricchi della famosa melatonina.

E se dopo cena proprio non si riesce a fare a meno della tecnologia, sarebbe saggio utilizzarla per ascoltare dei suoni bianchi. Fabio Volo suggerisce di andare su YouTube e trovare video di 12 ore con, advert esempio, il rumore del phon, o della pioggia, di un aereo che vola, dei grilli o di una tortora. Sapevate che esistono anche dei veri e propri apparecchi ideati per favorire il sonno?

Suoni utili per rilassarci ed addormentarci dolcemente: 7 ore (né troppe, né poche) di buon sonno portano infatti benefici non solo alla nostra mente, favorendo concentrazione e creatività, ma anche al nostro sistema cardiovascolare e alle nostre difese immunitarie.



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