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«Io, prima donna in Europa a essere operata all’utero da un robot»

Mariarosa ha 50 anni, tre figli e la voce provata ma serena di chi sta cercando di lasciarsi finalmente alle spalle una grande preoccupazione. La raggiungo al telefono in Calabria, dove vive e lavora come agente assicurativo, a poche settimane dall’operazione cui si è sottoposta a Roma. 

Mariarosa ha subito un intervento per un’istero-anniessectomia profilattica con mutazione BRCA (il cosiddetto gene di Angelina Jolie), che espone advert un rischio aumentato di neoplasie ginecologiche.  Un’operazione che ha comportato l’asportazione dell’utero e delle ovaie ma che l’ha resa anche prima paziente in Europa a essere sottoposta a un intervento di chirurgia ginecologica con Hugo, un nuovo sistema di chirurgica robot-assistita (RAS) messo a punto dall’azienda Medtronic.

Ad effettuare questo primo intervento, che prevede le medesime fasi di quelli effettuati in laparotomia o in laparoscopia, è stato il professor Giovanni Scambia, Direttore del Dipartimento Universitario Scienze della Vita e di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica e Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. Non è la tecnica operatoria che si adatta al robotic, ma viceversa. Questo nuovo sistema dai costi più sostenibili e dalla maggiore flessibilità, è stato infatti realizzato per rendere disponibili i benefici della chirurgia robotica a più pazienti in tutto il mondo, sia in ambito ginecologico sia urologico. 

«È stata la dottoressa Giorgia Monterossi del group del Professor Scambia a propormi quest’intervento in modalità robotica», spiega la paziente. «Mi aveva visitata pochi giorni prima, constatando la presenza di un endometrio policistico e ingrossato. Mi ha spiegato che avrei avuto la possibilità di essere operata in modo tradizionale oppure con questa nuova tecnologia robotica che sarebbe stata molto più veloce e mi avrebbe lasciato pochissimi punti di sutura. Con questo intervento, inoltre, non avrei avuto ripercussioni neanche dopo il decorso operatorio e mi sarei ripresa molto più facilmente. Io ho accettato con fiducia e in effetti è stato proprio così: il giorno dopo l’operazione ero in piedi e due giorni dopo già fuori dall’ospedale».

L’intervento, eseguito in anestesia totale, è durato poco più di un’ora. «La cosa che mi ha colpita maggiormente è che sono arrivata in sala operatoria e non ho trovato nulla della classica sala: soltanto la luce e uno schermo», cube Mariarosa. «Ho assistito a tutta la preparazione insieme all’équipe medica del Professor Scambia, che è stata al mio fianco ininterrottamente». 

Qual è stata la sua paura più grande?
«Che potesse riscontrarsi qualcosa in più oltre alla diagnosi che period già stata fatta. Non per nulla, la prima cosa che avevo detto alla dottoressa quando abbiamo programmato l’intervento è stata: “Ho tre figli e vorrei vederli crescere”. Lei mi ha risposto che avrebbe fatto il possibile perché tutto potesse avvenire nel migliore dei modi e in tempi brevi. Affinché potessi rientrare presto al mio lavoro e prendermi cura dei miei ragazzi». 

Che cosa ha pensato quando si è risvegliata a intervento concluso? 
«Mi sono svegliata serena e tremendous coccolata. A tranquillizzarmi c’period anche il fatto che quello di ginecologia è un reparto molto particolare; “ginecologia oncologica” è una parola che spaventa tanto, però, ritrovarsi nelle mani di professionisti che sanno come prendersi cura di te sotto tutti gli aspetti e che ti fanno percepire che andrà tutto bene, è davvero ciò che fa la differenza».

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