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Russia-Ucraina, Igor Belanov dal Pallone d’Oro alla guerra

Vinse da sovietico il Pallone d’Oro nel 1986. Ma dal 1991, anno dell’indipendenza della sua terra, Igor Belanov, nato a Odessa, è diventato fieramente ucraino. E Oggi, a 61 anni, è co-presidente del Comitato di calcio professionistico del suo Paese e si schiera in guerra contro la “sua” Russia, nelle file delle forze armate dell’Ucraina.

Belanov è stato uno dei grandi del calcio anni ’80. Attaccante svelto e letale, ha vissuto un paio di stagioni strepitose con l’URSS e la Dinamo Kiev. L’ex attaccante conquistò il prestigioso premio nel 1986, dopo Michelle Platini e prima di Ruud Gullit.

Il Pallone d’Oro di Igor Belanov

Quell’anno Diego Armando Maradona avrebbe vinto il premio di France Football a mani basse, perché a proposito di mani, period proprio quello l’anno della “mano de Dios”, la rete segnata dall’allora attaccante di Napoli e Argentina, di mano, nei quarti di finale del Mondiale 1986, ai danni dell’Inghilterra.

Una rete con la quale Maradona fece vincere alla nazionale argentina, anche grazie advert un altro gol memorabile, la partita per 2-1, laureandosi poi campione del mondo dopo aver battuto il Belgio in semifinale e la Germania in finale.

Ma all’epoca il premio period riservato a giocatori europei, e Maradona, seppur fresco del titolo di campione del Mondo, non poteva vincerlo. La concorrenza period comunque agguerrita: da Marco Van Basten, allora all’Ajax, agli stessi Platini e Gullit. E non dimentichiamo Helmuth Duckadam, che parò ben quattro ridori in finale di Coppa dei Campioni regalando il trofeo alla Stenua Bucarest contro il Barcellona.

Ma niente da fare. Nel 1986 Igor Belanov straccia la concorrenza e porta a casa il premio calcistico individuale più ambito di tutti. Proprio lui, che aveva mosso i primi passi nel Chornomorets ed period passato poi nel 1985 alla Dinamo Kiev.

Nel mondiale 1986 l’avventura di Belanov non durò molto. Giocò saltuariamente, per lui subito un gol al debutto, contro l’Ungheria, in un match vinto 6-0, ma poi l’URSS uscì agli ottavi contro il Belgio perdendo 4-3 nei supplementari. E indovinate di chi furono quei tre gol? Proprio di Belanov, che probabilmente grazie a questa tripletta rimase impresso nella mente dei votanti per il Pallone d’Oro.

Quando poi lo vinse, l’attaccante ucraino ammise onestamente: “So che questo premio è dovuto ai risultati della Dinamo Kiev più che a quanto fatto da me a livello individuale. Penso che l’avrebbe meritato di più Zavarov”. Ma invece lo vinse lui, terzo sovietico dopo Lev Yashin nel 1963 e Blokhin nel 1975.

Nella seconda metà degli anni ’80 la Dinamo Kiev di Lobanovsky e Belanov dominava in Unione Sovietica, e nel 1986 riuscì a trionfare anche in Europa vincendo la Coppa delle Coppe, di cui Belanov è capocannoniere con 5 reti. Nella finale contro l’Atletico Madrid, vinta 3 a 0, non segna, ma serve l’help per il primo gol dopo soli 5 minuti di gioco a Sacha Zavarov, che successivamente approderà alla Juventus.

Una Serie A sfumata…

A proposito di Juventus e calcio italiano. Anche Belanov sarebbe dovuto approdare in una squadra del nostro campionato, ma la sua carriera assunse pian piano una parabola discendente. Giocò l’Europeo del 1988 e in Olanda-Urss, che tutti ricordiamo per uno dei gol più belli della storia del calcio targato Van Basten, Belanov colpì prima un palo e poi, sull’1-0, si fece parare il rigore con il quale l’URSS avrebbe pareggiato.

Il centravanti sovietico sarebbe poi dovuto arrivare in Italia: aveva già raggiunto l’accordo con il Genoa, che lo avrebbe ceduto in prestito all’Atalanta, ma il Cremlino impedì il trasferimento, con una regola che impediva ai giocatori sotto i 29 anni di giocare all’estero.

Dopo aver spento la 29esima candelina, Igor firmò poi con il Borussia Monchengladbach. Avventura che non finì certo bene. Denunciato perché trovato in possesso di vestiti rubati e licenziato dai tedeschi. Chiuse la carriera con l’Eintracht Braunschweig e poi in patria, nell’indipendente Ucraina, con il suo primo membership, il Chornomorets, e infine con l’Azovetz Mariupol.

Dal campo da calcio al campo di battaglia

Belanov negli ultimi anni ha vissuto a Odessa, dove ha aperto una scuola di calcio. poi la decisione di scendere sul campo di battaglia per proteggere la sua Ucraina dalla “sua” Russia. 61 anni, fucile in spalla, e tutto l’orgoglio e la fierezza di poter difendere la sua Nazione con queste parole:

Pace all’Ucraina e gloria a tutti quelli che si oppongono agli invasori, venuti a distruggere la nostra terra e il nostro popolo libero ed eroico. Tutto questo e molto di più caratterizza i nostri soldati delle forze armate dell’Ucraina. Noi siamo con voi! Pace all’Ucraina, e Gloria a tutti coloro che affrontano gli occupanti che coraggiosamente sono venuti a distruggere la nostra terra e il nostro libero, eroico popolo! Credendo nella nostra rapida vittoria! Gloria all’Ucraina!




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