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Istat, primo lieve calo del Pil dopo quattro trimestri in crescita


L’economia italiana, dopo quattro trimestri di crescita sostenuta, registra nel primo trimestre del 2022 una lieve flessione dell’attività. La “lieve” flessione, pari a -0,2%, è la prima dopo quattro trimestri di “crescita sostenuta”, rivelano le statistiche dell’Istat.   Risalendo di trimestre in trimestre, l’ultimo calo congiunturale è quello degli ultimi tre mesi del 2020, chiusi a-1,6%. Tutto il 2021 è invece stato caratterizzato da trimestri in crescita: +0,3% per il primo, +2,7% per il secondo, +2,5% per il terzo e +0,7% per il quarto.   L’Istat parla invece di aumento “molto sostenuto” per l’andamento del Pil tendenziale, cresciuto del 5,8%. Rivisto al rialzo la crescita trimestrale nel quarto trimestre del 2021, portandola al +0,7% dal +0,6% stimato nei conti economici trimestrali diffusi il 5 aprile e nella stima preliminare del 31 gennaio scorso.

Il primo trimestre del 2022, spiega l’Istat, ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al primo trimestre del 2021. Il calo congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, di una riduzione in quello dei servizi e di una stazionarietà nell’industria. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.

Nel mese di aprile, dopo nove mesi di accelerazione, l’inflazione rallenta (rimanendo a un livello che non si registrava da settembre 1991) a causa dei prezzi dei Beni energetici (regolamentati e non), che confermano una crescita molto sostenuta su base annua. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3% per l’indice generale e a +2,1% per la componente di fondo.

Le tensioni inflazionistiche, spiega l’Istat, “continuano però a diffondersi ad altri comparti merceologici, quali Alimentari lavorati, Beni durevoli e non durevoli e Servizi relativi ai trasporti, contribuendo così a mantenere sopra il 6% l’inflazione generale. In particolare, l’accelerazione dei prezzi degli alimentari lavorati fa salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto ‘carrello della spesa’ che si porta a +6,0%”.



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