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I piani di Federtennis | GQ Italia


Un obiettivo ambizioso, arriverei a dire storico. Come si può raggiungere?

Dobbiamo continuare a lavorare sullo sviluppo del nostro sport, concentrandoci su tre direttrici principali: la prima è portare il tennis sempre di più nella scuola dell’obbligo, in questo senso intendiamo quintuplicare i nostri investimenti. La seconda è creare una struttura organizzativa professionale per il padel che sta vivendo un vero e proprio growth sociale. La terza è diffondere la presenza del tennis in ogni Comune d’Italia, anche nei più piccoli, attraverso la presenza dei campi della Federazione, sia di tennis che di padel.

Un programma molto interessante, immagino che servano molte risorse.

Per questo, per esempio, vogliamo destinare l’utile degli Internazionali al finanziamento di nuovi campi da tennis o padel nei Comuni che ne sono attualmente sprovvisti. Vogliamo avviare un ciclo virtuoso: la promozione e lo sviluppo dello sport di base crescono grazie ai proventi dell’attività di vertice e da lì nascono i campioni del futuro, grazie a cui il tennis italiano si sta dimostrando un modello organizzativo e sportivo di successo.

Parlando invece del nostro tennis attuale, i nostri atleti ci stanno riportando ai fasti degli anni Settanta. È d’accordo?

Be’, in realtà questo paragone mette in relazione un’epoca ampiamente conclusa con un’altra che è appena cominciata. E se il buongiorno si vede dal mattino, questa dovrebbe essere addirittura superiore.

Dunque Berrettini, Sinner, Sonego e lo stesso Musetti sono solo frutti del destino?

Sono il frutto di un grandissimo sforzo di ristrutturazione. Venti anni fa il tennis period lo sport messo peggio nel panorama italiano. Stava fallendo dal punto di vista economico e dei risultati sportivi, ma anche etico e morale. Siamo ripartiti da zero, con delle buone gestioni nelle manifestazioni sportive, con investimenti nel settore tecnico e nella comunicazione con la televisione Super Tennis. Il resto lo stanno facendo i giocatori, prima le ragazze e adesso i ragazzi.

Questa grande popolarità period anche l’ultimo passaggio che mancava per togliere al tennis la nomea di sport di elite?

Negli ultimi due anni il tennis è cresciuto tantissimo per numero di tesserati, e dunque praticanti. Ovviamente questo è stato dovuto anche alla pandemia, ma ora che siamo il secondo sport più diffuso in Italia puntiamo al gradino più alto del podio.

Se dovesse esprimere un desiderio riguardo al tennis italiano, quale sarebbe?

Sono due, il primo dipende da noi ed è continuare a lavorare bene sull’organizzazione delle grandi manifestazioni, sulla crescita del movimento e sull’efficienza della nostra struttura. Il secondo dipende di più dai nostri giocatori, dai quali vorrei proprio una grande vittoria, magari proprio a partire dagli Internazionali. 



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