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In memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi: “L’imperativo è non dimenticare”

Si celebra oggi a Roma, con una cerimonia nell’aula di palazzo Montecitorio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle massime cariche dello Stato la giornata nazionale in memoria delle vittime del terrorismo.

La information simbolica è stata scelta perché ricade nel giorno in cui fu ucciso Aldo Moro il 9 maggio del 1978. Il corpo di Moro fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rubata in through Caetani. A Cinisi, in Sicilia, lo stesso giorno la mafia uccideva il giovane Peppino Impastato, giornalista noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra. 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona di fiori in through Caetani nell’anniversario dell’uccisione dell’onorevole Aldo Moro e contemporaneamente è stato deposto un cuscino di fiori dal Consigliere per gli affari del Consiglio supremo di difesa, Francesco Saverio Garofani, sulla tomba dello statista a Torrita Tiberina.

Casellati: “Non dimenticare”

“Non dimenticare è l’imperativo che questa giornata di memoria e riflessione consegna a tutti noi. Non dimenticare le vittime che il terrorismo ha voluto colpire per il loro impegno al servizio delle Istituzioni repubblicane o per le loro idee. Politici, magistrati, agenti delle forze dell’ordine, giornalisti, docenti, sindacalisti e impiegati pubblici caduti nel mirino del terrorismo degli ‘opposti estremismi’ per il loro lavoro e il loro impegno democratico, sociale e culturale”. Così la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, in un passaggio del suo intervento.

“Uomini valorosi, uomini coerenti con le proprie idee – ricorda Casellati – come Luigi Calabresi, Franco Dongiovanni, Antonio Ferraro, Donato Poveromo, Antonio Ammaturo, Pasquale Paola e Marco Biagi, le cui storie saranno a breve rievocate. Accanto a loro, non possiamo dimenticare le vittime occasionali, i tanti martiri per caso che nello spazio pubblico delle nostre città sono divenuti da “uditorio” a “bersaglio” dell’azione stragista. Il filo comune che lega tutte queste trame perverse è il ricatto della paura usato come strumento di destabilizzazione. Che siano “rossi” o “neri”, tutti i terrorismi sfidano quella che il Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo del 1948 considera “la più alta aspirazione dell’uomo”: la libertà dal timore”.

“Il Senato insieme alla Camera ha fatto la sua parte per il cammino di verità con la desecretazione di molti atti delle commissioni parlamentari – ha aggiunto – che si sono occupate di stragi e terrorismo. L’auspicio è che questa scelta non rimanga isolata perché senza verità non c’è spazio per la giustizia. Solo la memoria può consentirci di preservare la nostra identità”. 

“L’esperienza del terrorismo è per definizione un attentato alle libertà costituzionali, a quelle individuali come a quelle collettive. Per questo, gli anni di piombo sono stati per l’Italia una stagione lacerante. Ad essere messa alla prova era la tenuta stessa della società e delle Istituzioni. Eppure, l’Italia non ha ceduto al metodo della paura. Si è ancorata a quei valori di democrazia, giustizia, legalità e solidarietà che aveva faticosamente conquistato nell’esperienza della liberazione. Valori maturati nel movimento spontaneo della resistenza, che nel pluralismo delle visioni politiche, culturali e religiose aveva contribuito a definire quella cornice di ideali e principi di diritto poi sapientemente realizzati a livello nazionale nel tessuto della Costituzione e a livello sovranazionale nell’adesione al progetto europeo. Sono stati questi anticorpi a consentire all’Italia di reagire alla stagione del terrorismo interno”.

Fico: “Fare piena luce sulle pagine oscure”

“Dobbiamo rinnovare l’impegno a fare piena luce sulle tante pagine ancora oscure di quegli anni, superando depistaggi, complicità e omissioni poste in essere, anche da parte di apparati dello Stato”, ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico. “Ricostruire la verità storica e giudiziaria ed assicurare la giustizia non è soltanto un imperativo morale, ma un dovere imposto dal patto sociale su cui si fonda la nostra Costituzione”, ha aggiunto. “La Camera – ha ricordato Fico – ha intrapreso un percorso in questa  direzione attraverso la progressiva declassificazione e pubblicazione  di tutti gli atti formati o acquisiti dalle commissioni parlamentari  di inchiesta. Considero fondamentale proseguire l’impegno per la  effettiva attuazione delle direttive adottate dai presidenti del  Consiglio dei ministri – l’ultima delle quali adottata dell’aprile dello scorso anno- sulle desecretazioni”.

“Oltre a tenere viva la memoria delle  vittime e alla riconoscenza verso i loro familiari, la ricorrenza odierna ha anche un ulteriore importante significato. Quello di rinnovare la coesione di tutta la comunità nazionale intorno ai valori democratici condivisi, previsti dalla Costituzione. Istituzioni, partiti, sindacati e gli altri corpi intermedi come pure i cittadini  hanno respinto, senza esitazioni, la logica della intolleranza, dell’odio, della prevaricazione sull’avversario o presunto tale. Non  abbiamo ceduto alle sirene di coloro che, per infatuazione ideologica, cinico calcolo, viltà giustificarono o addirittura fiancheggiarono il  terrorismo e l’eversione. In coerenza con questo spirito, dobbiamo  oggi rinnovare anzitutto l’impegno a fare piena luce sulle tante  pagine ancora oscure di quegli anni, superando i depistaggi, le  complicità e le omissioni posti in essere anche da parte di apparati  dello Stato”, ha detto ancora Fico.

Calabresi: “Chi sa parli”

“A cosa sono serviti questi cinquant’anni, sono passati invano, hanno scolorito i ricordi o il tempo ha restituito qualcosa e reso giustizia?”. Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi assassinato da esponenti di Lotta continua, ha parlato in aula alla Camera nel Giorno della memoria e ricordato con “amarezza” “il silenzio e l’imbarazzo che hanno circondato per anni i familiari delle vittime, lunghi anni in cui ci sentivamo dimenticati e quasi di peso”, anni in cui il dibattito pubblico period concentrato sui carnefici più che sulle vittime, “anni in cui negli anniversari in tv e sui giornali a spiegarci cosa era successo erano gli assassini”.    

“Poi – ricorda Mario Calabresi – è accaduto qualcosa e sono cominciati ad arrivare segni di attenzione, arrivati sempre dallo stesso luogo, il Quirinale: sono stati i presidenti della Repubblica ad aiutare l’opinione pubblica a ricordare”. 

Prima Carlo Azeglio Ciampi, poi Giorgio Napolitano con “gesti forti”, infine Sergio Mattarella “capace di comprendere fino in fondo le sensibilità di chi ha perso una persona amata, un presidente che non possiamo non sentire anche per storia personale uno di noi” ha detto Calabresi tra gli applausi dell’aula.

E allora “non si sono quasi più visti ex terroristi pontificare sulle tv e le voci delle vittime hanno trovato uno spazio nuovo, l’esempio ha contagiato la comunita'”. Questi segni hanno fatto fiorire una consapevolezza: “quanto quegli omicidi non fossero giustificabili”. Anche in questi mesi di guerra in Ucraina, “ciò che abbiamo imparato dovrebbe insegnarci che non esistono giustificazioni per gli aggressori”.    

Dunque “questi cinquant’anni non sono passati invano” e la figura di Luigi Calabresi, “calunniato in vita” viene restituita alla memoria come una persona che “amava il suo lavoro e resto’ fedele ai suoi principi e ai suoi valori”. “Alcune tessere del mosaico ancora mancano, molti di coloro che hanno ucciso o hanno fiancheggiato sono ancora tra noi, da mezzo secolo si sono rifugiati nel silenzio e nell’omertà, il coraggio della verità sarebbe per loro un’occasione irripetibile e finale di riscatto, il gesto che permetterebbe di chiudere una stagione”.

9 Maggio - Giorno in memoria delle vittime del terrorismo Ansa

9 Maggio – Giorno in memoria delle vittime del terrorismo

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