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Martina: «Spero che le bambine possano sognare e scegliere di fare le calciatrici»

Ha iniziato a Monza, ha giocato in rappresentativa Under 15. L’ha chiamata l’Inter (non ci ha pensato un attimo) e adesso gioca nella Pro Sesto. «Ho sempre avuto l’appoggio di tutta la famiglia. Mio padre in particolare. Nessuno mi ha mai ostacolato, anzi ho fatto appassionare ancora di più tutti».

La più classica delle frasi, «Che strano una ragazza che gioca a calcio!», se la sente dire ancora adesso.  Non se l’è mai presa. «Ho sempre vissuto come una sfida le situazioni che possono apparire di disagio per altri. Quando giocavamo con i maschi da piccole, period bello vincere perché loro erano convinti di essere superiori. Anche dagli spalti i genitori dicevano: “Dai, sono femmine”. La faccia cambiava a nice partita».

Si è diplomata l’anno scorso, ha scelto di fermarsi per un anno e inizierà  a studiare Beni Culturali all’Università. «Adesso bisogna mettere insieme una vita lavorativa con il calcio, gli allenamenti, le partite e le trasferte. Non abbiamo tutele a livello lavorativo ed economico, contributi e maternità. Con il professionismo potremo finalmente lavorare come calciatrici, come gli uomini. Partendo dal presupposto che io trovo che siano esagerati gli stipendi degli uomini, certamente la through dello stesso stipendio è ancora lunga. Basterebbe poter concentrare tutte le energie sul calcio, sul nostro lavoro avendo un mondo intorno più serio, organizzato e competente. Spero per le bambine che adesso iniziano a giocare che possano davvero farlo come lavoro».

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