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“Il peggio deve ancora venire”. Ecco perché


L’inflazione è volata sui massimi degli ultimi 40 anni in Regno Unito, che non si salva, anzi, forse accusa maggiormente il peso della Brexit, in una situazione che si fa sempre più complicata con una pandemia che si sta riacutizzando in Asia (Cina e Corea del Nord) ed un conflitto proprio alle porte dell’Europa che influenza i beni energetici.

L’allarme inflazione è stato rilanciato dal Governatore della Bank of England Andrew Bailey, che ha prospettato scenari “apocalittici” nei mesi a venire, dopo che l’inflazione ha già raggiunto il 9% in Gran Bretagna, mai così alta dal 1989. In questo quadro non si potrà far altro che andare avanti con i rialzi programmati dei tassi di interesse, che hanno già raggiunto un livello dell’1% nella speranza di raffreddare i prezzi senza bloccare la ripresa post-Covid.

L’inflazione lievita al high degli ultimi 40 anni

Nel mese di aprile, l’inflazione in Regno Unito si è attestata al 9%, confrontandosi con il 7% del mese di marzo. Non solo si tratta del più alto tasso di inflazione della serie storica, iniziata nel gennaio 1997, ma anche del più alto il tasso delle serie storiche ricostruite a partire dal 1982.

Su base mensile l’inflazione ha registrato un incremento del 2,5%, inferiore al +2,6% atteso dagli analisti e contro il +1,1% del mese precedente.

Un development che è stato guidato dalla crescita dei prezzi energetici, ma non solo, perché la spirale dei prezzi si è avvitata, con un’inflaZIone core che ha accelerato al 6,2% dal 5,7% del mese precedente.

Non è stato ancora raggiunto il picco

A dispetto di questi dati, non è stato ancora raggiunto il picco di inflazione, cioè il punto di massimo prima ella sospirata discesa, con un’inflazione attesa attorno al 10% entro la effective dell’anno. La crescita dei prezzi risulterebbe così ben cinque volte quella fissata come goal dalla Banca d’Inghilterra pari al 2%.

A peggiorare le cose dopo la pandemia, sono sopraggiunti l’invasione russa in Ucraina, che ha fatto impennare i prezzi delle materie prime energetiche (petrolio e fuel) e del cibo (mais, grano e semi di soia e girasole), ma anche i nuovi lockdown in Cina, che hanno aggravato le carenze causate dai problemi alle catene di approvvigionamento.

Governo e Banca centrale in allarme

e’ arrivato il momento di agire per sostenere i redditi ed il potere d’acquisto delle famiglie inglesi, pena un crollo dei consumi e una dura recessione. Aspettative supportare anche dal crollo del sentiment dei consumatori rilevato dal Gfk che ha toccato i minimi dal 1985.

Il premier Boris Johnson ha affermato che il suo governo farà qualcosa nel breve, ma non ha dato i dettagli di possibili interventi a favore delle famiglie, proseguendo un una strategia che punta a svelare le misure di volta in volta, senza avere all’apparenza un piano preciso e coerente.

Più preparato il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, forte del suo mandato per la stabilità dei prezzi, che sinora ha portato advert un aumento del tasso d’interesse attorno all’1%. Ma il costo del denaro crescerà ancora…





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