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A Capri il lusso parla la lingua del design


Se Capri dovesse scrivere una sua bio su Instagram potrebbe prendere in prestito una citazione di Walt Whitman: “Forse che mi contraddico? Benissimo, allora vuol dire che mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini”. Sull’isola infatti convivono talmente tante anime che è difficile contenerle tutte in un’unica descrizione o generalizzazione. Capri è mondanità: lusso sfrenato ma anche terreno fertile per wannabe alla ricerca del loro del publish(o) al sole. Capri è sinonimo di natura selvaggia, con le scogliere che si gettano nel mare e i fichi d’india che si abbarbicano sulle rocce, ma anche di architettura neoclassica e artwork nouveau. A Capri si mangia stellato e si comprano le famose limonate, che sono dolcissime naturalmente tanto sono diversi anche i limoni, qui. Capri è il brusio della mitica piazzetta, quella che tutti attraversano cercando di sentirsi un po’ Jackie Kennedy o Valentino Garavani, ma anche l’isolamento e la quiete di certi promontori, come il belvedere di Punta Cannone. Non manca neanche l’arte a Capri: nelle ville capresi ci sono affreschi romani e advert Anacapri c’è un murales di Ozmo. Ma c’è un elemento che non è così immediato richiamare alla mente quando si parla di Capri: il design

La piscina e l’anfiteatro dell’Hotel Punta Tragara, progettato da Le Corbusier

Eppure quest’isola è piena di chicche incredibili da questo punto di vista: da perle dell’architettura contemporanea che portano la firma di archistar, a suite brandizzate dalle case di moda più blasonate, fino a residenze strapiene di arredi fancy: Capri a conti fatti potrebbe essere anche l’isola del design. 

Partiamo da una delle strutture più iconiche e affascinanti dell’isola: l’Hotel Punta Tragara. Negli anni Venti questo lembo di terra strapiombante proprio di fronte ai faraglioni è stato il playground nientemeno che di Le Corbusier che, ancora lontano dall’essere celebre ma già dotato di grandissimo talento, period stato ingaggiato dall’ingegnere Enrico Vismara affinché gli costruisse una villa. Lontano il concetto di casa al mare: Vismara voleva un posto dove poter ospitare l’alta società, da Punta Tragara, che all’epoca period chiamata dai locali la “Stracasa” da tanto period grande, passavano tutti, dai politici al jet set, dagli industriali che in quel momento stavano costruendo il tessuto connettivo delle imprese italiane agli attori e i letterati. 



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